martes, 20 de agosto de 2019

SALVIAMO IL WWF DALL'ESTINZIONE!



Ora che l’estate 2019 volge al termine, vorremmo tutti risvegliarci e scoprire che si è trattato solo di un incubo e che no, in realta il WWF Italia non è andato in giro per le spiagge italiane insieme ai trattori Landini, spianando dune e siti naturalistici per far posto ai megaconcerti di Jovanotti, con il contorno di sponsor dalla fedina ecologica non certo pulita come Estathe e Sammontana. 

Invece, le cicatrici lasciate sulle nostre spiagge e il profondo senso di ingiustizia subita, le ore rubate ai nostri impegni e al nostro riposo estivo, che nessuno ci restituirà, ci riportano inevitabilmente alla realtà dei fatti.
Ho cominciato giovanissimo a fare attivismo proprio con il WWF, quindi è un’associazione per la quale nutro un grande affetto, con la quale ho condiviso tante battaglie, che mi guardo bene dall’attaccare in maniera gratuita. Anche se, dopo i primi anni, non ho più militato come attivista nei circoli locali, dal lontano 1987 rinnovo una tessera associativa insieme alla mia famiglia. Me la sono ritrovata sul comodino alcune settimane fa, con il mio nome e la firma di Donatella Bianchi, in scadenza a luglio. Dopo 32 anni quella tessera non verrà rinnovata. Entro, mio malgrado, a far parte della schiera di quelle centinaia, forse migliaia di persone, che non la rinnoveranno, o che non daranno più il sostegno al WWF a causa di questo evento, non solo questo forse, ma si è trattato della classica goccia che fa traboccare il vaso.

Oggi ci sarà il Party a Lido Degli Estensi. Si tratterà dell’ultima spiaggia italiana ad essere violentata, a meno che la tappa di Montesilvano non venga confermata. Le prossime date, a Viareggio, dove una spiaggia pubblica è stata requisita per quasi un mese, e a Lignano, sono delle semplici repliche. Il Lido degli Estensi è oltretutto l’ultima spiaggia del tour interessata da nidificazioni di fratino (e un esposto è stato presentato per i lavori preliminari, che hanno danneggiato quelle in atto), l’unico sito certo dell’Emilia Romagna con una popolazione di Cicindela, coleottero protetto da una legge regionale sulla fauna minore, e uno dei pochi siti regionale con vegetazione spontanea intatta, fino a quando non è stata distrutta dalle ruspe, arrivate nella notte  tra l’11 e il 12 agosto, come i ladri.

Quello che è andato in onda sulle spiagge italiane quest’anno è un film dell’orrore senza precedenti, una vera carneficina degli ultimi sprazzi di naturalità delle coste italiane, ancora più odiosa in quanto venduta mediaticamente come campagna di sensibilizzazione ambientale.

Io non incolpo tanto il WWF -ovvero la sua dirigenza - di essersi lanciato in questa avventura. Anche se sensibilizzare sui fragili ecosistemi costieri, e sull’inquinamento da plastica, portando 40.000 persone in spiaggia per un megaconcerto, appariva da subito come una immane sciocchezza, a chiunque può capitare, con le migliori intenzioni, di fare errori di valutazione.
Io gli do soprattutto colpa di non essersi dissociato per tempo, quando le peggiori previsioni si erano oramai avverate, e a tutti appariva evidente quali e quanti danni ambientali questo Tour stesse producendo, quando le foto e non le parole hanno cominciato a circolare, quando tutto, ma proprio tutto il mondo ambientalista vi si è schierato contro, data dopo data, quando sono stati presentati appelli ed esposti ben documentati, e loro sono rimasti testardamente, stupidamente aggrappati al loro orgoglio, a difendere gli interessi di Jovanotti e Trident, più che i loro stessi interessi, più che la loro stessa storia e la loro missione. Se sbagliare è umano perserverare è diabolico.

Questo atteggiamento ha prodotto due gravissimi danni: screditare l'associazione di fronte a tutto il mondo ambientalista o comunque sensibile alle tematiche naturalistiche, creando una frattura difficile da sanare; e poi screditare il mondo dell’ambientalismo di fronte a tutti gli altri, esponendolo a una carneficina mediatica, nella quale personaggi poco edificanti come Maurizio Salvadori, forti del loro appoggio, hanno avuto agio a bollare ogni denuncia come fake news diffuse da piccole sigle ambientaliste in ricerca spasmodica di visibilità (anche quando si parlava di Lipu, Legambiente, Italia Nostra), agio a far credere che gli ambientalisti siano dei beceri conservatori, in odore di fascismo, che hanno paura del nuovo, della carica rivoluzionaria del JBP; una carneficina mediatica nella quale il fratino, additato come l’onnipresente rompicoglioni che impedisce di fare i concerti al povero Jovanotti – basti citare l’indecente articolo di Selvaggia Lucarelli - è diventato suo malgrado oggetto di rinnovato odio sociale, e tutto questo senza che il WWF proferisse una sola parola di solidarietà verso quel mondo con cui era schierato fino a ieri in una comune battaglia. Il culmine di tutto questo aberrante processo mediatico nel tweet di Donatella Bianchi, che riprende l’articolo di Gramellini, con un like del WWF, dove gli ambientalisti vengono definiti minoranze organizzate che sanno solo proibire e distruggere.”Il Fronte del No”. Qualcosa che offende non solo tutti gli attivisti, impegnati nelle spiagge di tutta Italia, anche e soprattutto WWF, ma la stessa intelligenza umana.




Lo sappiamo, la dirigenza WWF ha fatto tutto questo per sfruttare la popolarità di Jovanotti in una campagna dedicata all’inquinamento da plastica, ma anche per ragioni meramente propagandistiche, lo capiamo benissimo. Dal suo canto Jovanotti e i suoi, ben più furbi nel farsi i propri affari, hanno sfruttato la copertura del WWF per garantirsi un pass plastic-free di paladini dell’ambiente mentre procedevano a devastare le spiagge italiane, chiavi in mano, per il loro porco guadagno. Ed entrambi hanno tratto fuori il peggio di loro stessi da questa collaborazione.

Io vivo in Abruzzo, dove il WWF è sempre stato in prima linea nella tutela del fratino e della naturalità delle spiagge, dove gli attivisti con i quali ho battuto chilometri di litorale sono indignati al pari di me, quindi non mi vengano a raccontare che questa loro campagna non è un’aberrazione. Anni di educazione ambientale, passati insieme a spiegare che le spiagge sono un ecosistema e non un luogo di divertimento, gettati al vento per la follia di un party estivo. Proprio dal WWF che ogni anno in Abruzzo invia ai Comuni un vademecum di buone pratiche, clamorosamente contraddette ovunque dai lavori di preparazione del JBP, proprio il WWF, che fino a maggio ha protestato contro l’aratura di una spiaggia a Pescara, qui nell'articolo, e nulla ha avuto il coraggio di dire e ammettere contro livellamenti ben più drastici, in luoghi di più elevato valore ambientale!

In Abruzzo abbiamo vissuto anni di battaglie contro la petrolizzazione, iniziate nel 2007 per dire no a un Centro Oli dell’ENI a Ortona, una battaglia nella quale ancora il WWF è sempre stato in prima linea, al fianco di Maria Rita d’Orsogna. Come fa adesso a stare insieme a un individuo, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, che la stessa Maria Rita D’Orsogna denunciava in questo suo post, perché ea sponsorizzato nel suo Backup tour 2013  proprio dall’ENI? Un individuo che inoltre è apparso in radio, insieme a Fiorello, a ridicolizzare il fratino e tutti gli attivisti impegnati nella sua tutela, mostrando in piu' occasioni un opportunismo e una strafottenza senza pari. Ascoltate qui l’audio della trasmissione, per giudicare da voi. Come fa il WWF a non dire nulla sulla tappa di Policoro, in Basilicata, terra di conquista dei petrolieri, nella quale sono intervenute commistioni fra politica e affari palesemente disgustose, per far svolgere il concerto addirittura dentro un SIC? Sono contraddizioni lancinanti, inaccettabili per chiunque abbia un minimo di senso etico.

“Essere ambientalisti significa chiudersi a riccio in microbattaglie che dissetano il bisogno di visibilità personale radicalizzandosi contro qualcosa e qualcuno sulla propria bacheca di facebook o significa essere il motore di una mobilitazione per affrontare le grandi emergenze ambientali che condizionano le nostre esistenze come i cambiamenti climatici e l’inquinamento da plastica?” questa domnda se la pone Antonio Barone, ufficio stampa WWF, sulle pagine del Manifesto, in risposta a un articolo giustamente intitolato “Jovanotti assediato dagli ambientalisti. Ma the show must go on!” Sulla stessa linea difensiva di Salvadori, chi si impegna a difendere il proprio territorio, la propria spiaggia, lo fa automaticamente per brama di visibilità. Non contano i singoli, gli attivisti di base, gli stessi attivisti WWF che quelle microbattaglie le combattono con coerenza e conoscenza puntuale dei luoghi. Tante microbattaglie messe insieme non ne fanno una grande, no! Stanno sostanzialmente dicendo che il fine giustifica i mezzi, e che se grazie a questo tour il messaggio arriva anche solo al 10 o 20% delle persone che hanno partecipato ai concerti hanno vinto loro. Non conta la qualita' ma la quantita'. Vogliono far credere che per vincere la sfida bisogna scendere a compromessi con lo show business, con tutto il mondo corrotto delle grandi aziende, questo vogliono far credere, e che valgono più loro che le centinaia di piccoli attivisti impegnati nelle loro microbattaglie territoriali, perché loro, e non Jovanotti che riempie della sua onnipresenza quotidiani e canali televisivi, sono alla ricerca di visibilità. Vogliono far credere che un’azione educativa possa avere efficacia anche compiendone contemporaneamente una diseducativa, che insomma la visibilità di Jovanotti val bene una ruspa, o due, o tre, o un esercito, anche se si è passata la vita a predicare il contrario. Che insomma val bene vendersi l’anima al diavolo per salvare il pianeta!

Non contenti, a riconfermare le finalità propagandistiche dell’operazione, hanno lanciato con l'adesione al Beach Tour una campagna di reclutamento – o di adescamento - volontari, che ha suscitato uno scandalo nazionale, sollevando più di una accusa di sfruttamento del lavoro. Parlo dei cosiddetti Beach Angels, i volontari che hanno lavorato per lasciare le spiagge più pulite di prima (incredibile che anche il WWF si sia associato a questo ingannevole mantra, ribadito dal pessimo Antonio Barone nell’articolo sopra citato) per due panini e un gadget. Che lo facesse la Coop, che lo facesse la stessa Trident, o qualche amministrazione coinvolta con manifesti di dubbio gusto, avremmo capito, ma che il WWF abbia messo a disposizione i suoi volontari per ripulire la sporcizia dei concerti di Jovanotti&Trident, garantendogli un guadagno ancora più rotondo, nonostante l’indotto milionario dei suoi concerti, è qualcosa di talmente ignobile, da lasciare esterrefatti. Senza contare che Jovanotti&Trident, con grande signorilità, hanno addirittura chiesto l’esenzione dalle spese di uso del suolo pubblico in ogni data!

Si comprende che per un’associazione in crisi di tesseramento, che dai 300.000 iscritti degli anni ’90 è passata a contarne forse un quinto, Jovanotti sia parso una soluzione al problema, ma bisognava per questo genuflettersi al suo potere mediatico, calpestando la propria dignità, e quella dei volontari coinvolti? E al WWF converrà rimpiazzare tanti vecchi soci - con una storia di militanza, una preparazione naturalistica, una fedeltà ai valori fondanti - che si sono visti costretti a strappare la tessera, con altri che si sono iscritti fondamentalmente per vedere il concerto senza pagare il biglietto? Cosa farà l’anno prossimo per far rinnovare la tessera a questi nuovi soci, un accordo per un tour con Mengoni, con la Pausini? Farà da oggi campagne di tesseramento in base alle hit parade?









Tutto questo non doveva succedere! Oggi a Lido degli Estensi, va in scena l’ultimo atto di questo tour degli orrori, eppure questa spiaggia avrebbe dovuto essere automaticamente esclusa, a leggere il verbale del Consiglio Nazionale WWF datato 21 dicembre 2018, dove si parla di "una serie di concerti evento, realizzati lungo le coste italiane, prediligendo aree di spiaggia libera che non siano in alcun modo interessate da alcuna forma di tutela e pertanto considerate vulnerabili, che escludano aree protette e\o con vincoli ambientali di particolare rilievo, aree di nidificazione delle tartarughe marine e del fratino, zone dunali e retrodunali e di pregio". Appare lampante, alla luce di questo documento, che il concerto NON DOVEVA avere luogo non solo al Lido degli Estensi, ma nemmeno a Rimini, Fermo, Vasto, Barletta, Policoro, Roccella Jonica, Praia a Mare, Castel Volturno, Cerveteri, Albenga! Cosa è successo dopo la sottoscrizione di questo verbale, ha prevalso il senso degli affari? Si sono fatti mettere i piedi addosso da Trident e non hanno avuto il coraggio di spiegarlo ai propri soci? Vi è stata una contropartita segreta? Ce lo spieghino. Forse per coprire questo gigantesco inganno i dirigenti continuano a difendere a spada tratta, data per data, il tour? Prego tutti di leggerlo questo documento, di cui allego in basso un estratto, per giudicare con la propria intelligenza se non si tratta di uno scandalo dalle proporzioni inenarrabili, che richiede le immediate dimissioni della presidente Donatella Bianchi.






Se perseverare è diabolico, farlo dicendo bugie è ancora più inaccettabile, e le falsità snocciolate a sostegno di questo tour sono enormi, penose, patetiche. Poiché tutto si fonda su un grande inganno, ravvisabile fin dal verbale del dicembre 2018, e ogni inganno per perpetrarsi ha bisogno di bugie. Basta andare nella sezione Q&A del sito WWF, per mettersi le mani nei capelli, e constatare fino a quale bassezza si possa arrivare per difendere i propri interessi, beninteso gli interessi di una dirigenza o di una ristretta minoranza, oramai drammaticamente dissociati da quelli associativi. Dove si afferma ad esempio che le località erano già state individuate dall’organizzazione prima che l’artista ci coinvolgesse nell’evento, il che contrasta chiaramente con quanto scritto nel succitato verbale e fa legittimamente chiedere perché allora, se davvero avevano scelto quelle spiagge, il WWF non abbia rifiutato di sostenerli. Il che contrasta anche con varie dichiarazioni dello stesso Salvadori, che, per pararsi il culo, parla di scelte condivise. 
Dove, riguardo a Rimini, si afferma che è stata evitata l’area di spiaggia libera dove erano avvenute le nidificazioni e scelta un’altra all’interno di stabilimenti balneari, che ogni estate ospita migliaia di persone. Tuttavia, alcuni lavori di movimentazione della sabbia che sono stati realizzati a maggio, hanno creato disturbo ai fratini e provocato un loro spostamento verso nord, dove questi hanno nidificato. Bugia! I fratini nidificano sulla spiaggia di Miramare, o almeno ci provano, almeno da 6 o 7 anni. 
Dove si dice che il concerto di Torre Flavia era stato spostato, tra l’altro non per iniziativa loro, su un parcheggio sterrato nel quale l’unico elemento naturale (un piccolo canneto) verrà totalmente rispettato. Bugia! Le foto di archivio attestano il contrario, con la presenza di dune, ammofile, gramigne delle spiagge, cakile, giglio di mare e nidificazioni segnalate di cappellaccia e beccamoschino. Mentre le foto del dopo intervento attestano che neanche quel canneto è stato preservato! 
Dove si dice, riguardo a Vasto, I lavori relativi ad un canale che scorre sotto la piazzetta di Vasto marina, presente nell’area di concerto, erano stati preventivati e iniziati dal Comune precedentemente al concerto e indipendenti da esso Altra bugia! Esiste una determina dirigenziale, la n. 801 del 31 luglio 2019, che afferma come fossero preliminari a un sopralluogo per la realizzazione del Jova Beach. E potremmo continuare a lungo, citando Lido degli Estensi dove si afferma che tutti i tentativi di nidificazione del fratino finora sono andati a vuoto. Bugia! E si afferma di aver chiesto e ottenuto che l’area di concerto non interessasse in alcun modo la duna, quando tutte quelle embrionali, dove di fatto nidifica il fratino,  sono state spazzate via. E poi si cita con orgoglio la Vinca, viziata, come a Policoro, da incredibili conflitti di interessi incredibili, laddove il sindaco di Comacchio riveste il ruolo di Presidente del Parco del Delta del Po, ovvero l’Ente stesso che ha redatto il documento.

Mistificazioni anche quando hanno affermato, riguardo a Castel Volturno, della necessità di procedere a una bonifica dell’ambiente dunale a causa dei rifiuti presenti nell'area, bonifica tra l’altro ritenuta illegale dagli stessi carabinieri forestali che hanno sequestrato l’area. Mistificazioni in ogni angolo, nella stessa pomposa definizione di Tour Plastic Free quando sono andate in giro tonnellate di bottiglie di plastica, stoccate per ore sotto il sole, come si evince dalla foto di Cristina Caselli, qui in basso, anche con il logo del WWF! Bottiglie e materiali che sono andati dispersi nell’ambiente come attestano molte foto e video, cosa che non sarebbe successa se il concerto si fosse svolto in uno stadio. Un vero festival della mistificazione, di data in data, nella quale se ne sono viste di tutti i colori, anche quelli dei fumogeni inquinanti spruzzati in faccia alle aree protette coinvolte loro malgrado nelle adiacenze del palcoscenico! Non si sono fatti mancare nulla, nemmeno la sperimentazione sul 5G, che una petizione di oltre 30.000 scienziati in tutto il mondo sta denunciando come altamente impattante per la salute umana e degli ecosistemi. E tutto questo, ancora, senza che il WWF proferisse parola.





Invito dunque tutti i soci WWF a protestare, o continuare a protestare, in maniera vibrante, perché questo Tour ha rappresentato una tragedia per tutto l’ambientalismo italiano, sdoganando i megaeventi sulle spiagge, dando stura e supporto al peggiore malcostume delle amministrazioni italiani, riportando indietro di decenni la lancetta di tante battaglie. A taluni amministratori non è sembrato vero di poter avere mani libere sulle spiagge, e stavolta addirittura con il WWF dalla loro parte, avendone gloria nazionale grazie a Jovanotti. Basti guardare questo video del Day After di Policoro per capire a che livello siamo arrivati!
Dato che vari Comuni di tutta Italia si stanno candidando per una nuova stagione di JBP, quindi i danni prodotti continueranno a perpetrarsi a valanga su tutto il territorio, occorre che finalmente il WWF si dissoci, e lo faccia non solo per levare a Trident quello scudo ecologista che lo ha messo al riparo da una piena gogna mediatica, ma per garantire la sua stessa sopravvivenza. Il WWF è una grande associazione che ha in campo tanti altri progetti meritori, conta nelle sue fila tanti attivisti appassionati e competenti, e non può permettersi di mettere in gioco la sua credibilità solo per garantire a Jovanotti il diritto di stuprare altre spiagge italiane. Nel rispetto della sua storia e della sua funzione, deve chiudere questo capitolo infamante. Appoggiare ancora il JBP, non ammettere che vi siano stati dei danni ambientali - dei quali si occupera' la magistratura - oltre che dei danni culturali, forse ancora più gravi, potrebbe portare all’estinzione dell’associazione, oltre che del fratino. E bisogna evitarlo a tutti i costi.

Condivido pienamente per questo l’accorato appello del presidente del WWF di Siena, che ha avuto il coraggio di dire quello che andava detto, denunciando la difficile condizione nella quale si sono trovati i suoi stessi attivisti, i primi ad essere umiliati da questa dissennata decisione del Consiglio nazionale, i primi ameritare per questo solidarieta'. Invito tutti ad ascoltare il suo video. E auspico con lui che dal dibattito interno, necessario dopo gli eventi catastrofici di questa estate, possa rinascere una associazione dai tratti più democratici e trasparenti, nella quale la centralità venga restituita agli attivisti di base, quelli che combattono ostinatamente e coraggiosamente le microbattaglie territoriali, e non all’interesse dei grandi gruppi politici o finanziari che muovono le leve del consenso mediatico. Per questo è necessario che l’attuale Presidenza rassegni le dimissioni, come richiesto da una petizione popolare su Change.org, che invito tutti a sostenere.

Quando il WWF archivierà questa esperienza e tornerà a lottare dalla parte giusta, si accorgerà di aver levato tanto terreno alle sue stesse battaglie, proprio quel terreno, quel tratto di litorale che risulterà eroso a causa degli sbancamenti e delle arature portate avanti dal JBP, grazie anche alla sua copertura.


Ringrazio chiunque vorrà condividere questo appello.

                                                                                                                           Franco Sacchetti