lunes, 2 de diciembre de 2019

UN CALCIO ALL'AMBIENTE



Ieri si è giocato l'abituale turno di campionato e io non ho potuto fare a meno di pensare alle "fortunate" squadre giovanili che hanno avuto l'opportunità di allenarsi con le nuove magliette in plastica riciclata del Jova Beach! Castel Volturno, Comacchio, Barletta, Montesilvano... la consegna, che ha tenuto banco nelle cronache locali e nazionali come prova tangibile e inconfutabile di quello stile di vita sostenibile promosso dal JBP e dal WWF, non è altro che un'astuta operazione promozionale per indurre il popolo dello stadio a credere che, per virtù di queste miracolose magliette, si possa fare il tifo anche per l'ambiente, mentre si fa il tifo per la propria squadra tra gli spalti, dissetandosi con una bevanda in bottiglia. L'iniziativa si è svolta difatti in concomitanza della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, dal 16 al 24 Novembre.

Dei vari articoli, prendo in esame per una riflessione quello del 21 novembre apparso sul quotidiano Il Mattino, dal quale è tratta anche l'immagine, riguardante la consegna di Castel Volturno, e dal quale si apprende che Le maglie presenti in ogni kit, corredate da un’etichetta con le istruzioni per il corretto lavaggio e da un campione di graniglia di PET (a dimostrazione del passaggio intermedio della trasformazione da contenitore originale a t-shirt), sono il risultato del processo di riciclo di quasi un milione di bottigliette d’acqua Coop da 500ml (realizzate in plastica riciclabile al 100% e composte da plastica riciclata al 30%) distribuito nel corso del Jova Beach Party. L'articolo si spinge oltre il semplice resoconto dei fatti nel decantare l'impegno ambientalista di Coop, main sponsor del Jova Beach, e fornitore dell'acqua minerale distribuita nei concerti: L’impegno di Coop per l’Ambiente è da sempre costante: dal 2009 la grammatura delle proprie bottiglie è stata ridotta fino al 20%, con un risparmio di 3300 tonnellate di CO2; le fonti dell’Acqua Coop sono passate da 2 a 4, permettendo così di ridurre la distanza di 235mila chilometri l’anno, pari a 388 mila chilogrammi di CO2 non emessi; per gennaio 2023 tutte le bottiglie di acqua Coop saranno realizzate con il 50% di materiale riciclato. 
 
Il consumo di acqua minerale in bottiglia, cresciuto continuamente negli ultimi anni, è una delle più disastrose oltre che immotivate abitudini collettive, ma contemporaneamente uno dei più grandi successi per la macchina del consumo globale, che ha dimostrato come, quando vogliono venderti qualcosa per il profitto, siano capaci di venderti anche l'aria o... l'acqua! Per comprendere il danno ambientale di tale industria, e la perversa logica di “costruzione della domanda” che lo ha generato consiglio, a chi non lo avesse ancora visto, il cortometraggio animato “La storia dell'acqua in bottiglia” di Annie Leonard. Nel video, presentato diversi anni fa, il 22 marzo 2010, lei cita un dato sconvolgente: il consumo di mezzo miliardo di bottiglie di plastica ogni settimana negli Stati Uniti. Ebbene, secondo la classifica 2019 riportata da Il fatto alimentare, in Italia ne consumiamo ancora di più, siamo praticamente i campioni mondiali di consumo di acqua in bottiglia, ed anche di stupidità, visti non solo i danni ambientali, ma anche i costi per le nostre tasche: 224 litri a testa, ogni anno! Ci precede solo il Messico con 234 litri pro capite, ma con l'attenuante che molte zone del paese non hanno accesso all'acqua potabile. Se incrociamo questo dato con l'annuale dossier Beach Litter di Legambiente, dal quale risulta che le bottiglie di plastica da bevande, quegli 11 miliardi che buttiamo nei rifiuti ogni anno, costituiscono l'11,7% dei rifiuti presenti sulla spiaggia - ovvero la maggior percentuale, corrispondenti numericamente a 11 pezzi ogni 10 metri - ci chiediamo esterrefatti come possa un'azienda del settore figurare tra gli sponsor di un evento che vuole dare un messaggio di cambiamento in questo senso. Ma dato che tradizionalmente il colore dei soldi è lo stesso del colore dell'ambiente, tutto è possibile.  

Un altro recente articolo de Il Fatto Alimentare su questa tematica porta questo sacrosanto titolo: "Acqua minerale: i consumi italiani sono da record mondiale. Un disastro ambientale ed economico, ma l’industria è soddisfatta". Certo! Non solo l'industria è soddisfatta, ma addirittura sale in cattedra, in occasioni come queste - e torniamo a Coop e alle sue magliette – come paladina dell'ambiente. E questo ci chiarisce il vero ruolo di personaggi come Jovanotti, che lungi dall'intraprendere vere campagne ecologiste si fanno testimonial di quelle macroscopiche operazioni di sovvertimento della realtà, chiamate greenwashing: il consumo di acqua minerale in bottiglia andrebbe semplicemente disincentivato, e se una popstar volesse fare qualcosa di utile si dovrebbe impegnare in questo senso. Invece, come per magia, se riduco la quantità di plastica delle bottiglie, avendone anche un vantaggio economico, se riduco le percorrenze dei tir, e soprattutto, se realizzo delle magliette con scritto “Il riciclo corre con te” sfruttando l'onda mediatica di un evento di massa, ecco che qualcosa di profondamente sbagliato e dannoso diventa un brillante esempio di rispetto dell'ambiente, con il quale i sindaci alla corte del ragazzo fortunato si riempiono la bocca, invitando i detrattori a vergognarsi e tacere. E l'inganno per le masse è servito, grazie Jova!

Oltretutto, questo tour si è svolto in partenariato con una campagna del WWF per salvare i mari dalla plastica. Ebbene, sappiamo che ognuna di quelle magliette realizzate con la plastica potrà rilasciare nell'ambiente, ovvero in mare, fino a 700mila microfibre ad ogni lavaggio. Un drammatico inconveniente, oggetto di una campagna dell'associazione MareVivo per sensibilizzare sulle conseguenze dell'uso e il lavaggio di tessuti sintetici, che invita a investire sulla ricerca e l’innovazione del settore tessile - di cui un evento come il JBP avrebbe potuto farsi portavoce - e e del trattamento dei filtri di scarico delle lavatrici. Quindi, non solo quelle magliette contribuiranno a far prosperare ancora la dannosissima industria dell'acqua in bottiglia, anzi a rilanciarla in un'epoca nella quale la crescente sensibilità ambientale costituisce un rischio d'impresa, ma direttamente contribuiranno a rendere il mare ancora più infestato dalla plastica, vanificando il lavoro dei Beach Angels. Che hanno lavorato gratis e, a questo punto, direi anche inutilmente. Per una autentica fiera dell'assurdo.





jueves, 28 de noviembre de 2019

RELITTI E DERELITTI DEL JOVA BEACH PARTY





Qualcuno ricorderà il tratto di spiaggia sbancato a Vasto Marina per permettere lo spostamento del Luna Park, che a sua volta doveva permettere lo svolgimento senza ostacoli del concerto.  Fu uno dei primissimi, della lunga scia di scandali e disastri del Jova Beach Party. Per rinfrescare la memoria qui trovate il mio post all'indomani del blitz.
Un'azione tanto maldestra da parte dell'Amministrazione comunale da attirarsi una diffida addirittura da parte del WWF stesso, così come la tombatura di Fosso Marino, che fece fioccare nuove denunce, cui il Sindaco di Vasto rispose annunciando a sua volta “denunce educative” a tutti quelli che lo avessero precedentemente querelato per tematiche legate alla gestione dell'ambiente costiero! Ovvero anche al WWF, partner dell'evento che lui stesso stava disperatamente cercando di far svolgere a Vasto. Insomma, un pastrocchio che fece ridere (o piangere, a seconda dei punti di vista) tutta l'Italia.

Mi ero ripromesso di tornare sul posto dopo alcuni mesi, per verificare gli effettivi danni di uno sbancamento tanto invasivo nella ricrescita autunnale del manto vegetale. Ebbene, non ci crederete ma alcune attrezzature del Luna Park sono ancora lì! Abbandonate come relitti del JBP, nel bel mezzo della spiaggia, di uno dei principali siti riproduttivi del fratino in Abruzzo. Mi stropiccio gli occhi, ma purtroppo non si tratta di un'allucinazione. 

All'epoca segnalammo la presenza nell'area di una coppia di fratini in procinto di nidificare che, all'arrivo delle ruspe, aveva ovviamente fatto i bagagli. E adesso, quali sono le prospettive che si offrono, di qui a 3 mesi, per la prossima stagione riproduttiva: il tetto dell'autoscontro? All'epoca denunciammo l'uso improprio di denaro pubblico, ben 20.000 euro per il trasloco del Luna Park, se non ricordo male, a parte gli 80.000 chiesti dal Sindaco alla regione Abruzzo in una lettera che suscitò uno scandalo nazionale. E adesso cosa succede, i soldi non ci sono più e il fratino si attacca al tram, anzi all'autoscontro?
Questo scenario di abbandono corrisponde d'altronde a quanto avviene anche nelle altre tappe della manifestazione dove, una volta spenti i riflettori e messi i soldi in tasca, nessuno degli attori coinvolti si è preoccupato di mitigare i danni ambientali creati. 






Per quanto riguarda le conseguenze dei movimenti di terra e mezzi sulla ricrescita della vegetazione psammofila, le foto parlano da sole. Tutta l'area sbancata soffre di una alopecia evidentissima, se confrontata con l'area limitrofa, dove non sono arrivate le ruspe, ma si è effettuata solo un'aratura superfciale, quella che di consuetudine il Comune effettua entro luglio (anche se non ce ne sarebbe alcun bisogno, dato che la linea degli ombrelloni è molto lontana). Ebbene, da un lato uno splendido prato fiorito con prevalenza di cakile marittina, dall'altro solo sprazzi di vegetazione; mentre laddove la sabbia è stata sottoposta anche a calpestio, appare liscia come un biliardo. Anzi, perdonatemi, lì dei fiori ci sono: dei margheritoni e delle campanule di metallo che fanno parte di quel tipo di “biodiversità” sfoggiata anche da Jovanotti sul suo palco con le famose palme giganti. E pensate che si tratta di aree dove il fratino ha nidificato decine di volte... 
Lo stesso effetto nefasto prodotto dal calpestio, quindi dal compattamento del suolo, che ne modifica le condizioni ecologiche, si può notare nel campetto di calcio, anch'esso spostato in quella posizione a causa dei lavori preliminari del JBP. Ora se un campetto di calcio nell'arco di un'estate produce un tale effetto, provate a immaginarlo moltiplicato per tutte le aree del tour, anche in alta quota, aggiungendovi il passaggio di ruspe e mezzi...






A fronte di questo desolante scenario , fa davvero piangere (o ridere, a seconda dei punti di vista) la notizia, di alcuni giorni fa, che il Sindaco di Vasto, invece di lasciare che il tempo stendesse un velo pietoso su questa vicenda, abbia avuto il coraggio di scrivere addirittura al Presidente della Repubblica per lamentarsi di quanto avvenuto, di essere stato “messo alla gogna mediatica”. Leggere per credere, l'articolo di Zona Locale! Lui si lamenta a sproposito, quando l'unico titolato a farlo dovrebbe essere il povero uccellino, che nel Luna Park non si è divertito e non si divertirà affatto...

La lunga scia di danni del Beach Party prosegue ben oltre il termine della manifestazione, ben oltre la misura del ridicolo, e possiamo dire, senza timore di smentite, che dove passa Jovanotti non cresce più l'erba.



martes, 26 de noviembre de 2019

QUANDO LE ONDE BUSSANO ALLA PORTA




24 Novembre. Mentre nuove violente mareggiate si abbattono sulle coste italiane, noi ancora non ci riprendiamo dall'onda d'urto di quelle di una settimana fa. Tanti litorali italiani sono stati letteralmente divorati dalle onde, sono crollati stabilimenti balneari, sono franati addirittura tratti di lungomare, laddove la spiaggia era ridotta oramai a uno sfilatino, alimentato ciclicamente da flebo di sabbia da ripascimento, come a Casalbordino, dove ho scattato questa foto. Attrezzature e barche all’aria, casotti rovesciati come scatolette, danni  incalcolabili, e forse mai così estesi. Da nord a sud, e da sud a nord, tutta la citta’ effimera del divertimento balneare è stata messa sottosopra. 


In questo disastro, sono emersi dai flutti nomi noti, resi familiari dalla cronaca di questa estate. Ad esempio Lignano,  Policoro, Albenga, Castel Volturno, Campo di Mare, tutte località dove il Jova Beach ha fatto tappa. E in questo scenario di distruzione, mentre ci viene presentato il conto delle dissennate scelte urbanistiche di decenni, suona ancora più surreale il film andato in onda questa estate: l’idea che su quelle stesse spiagge, invece di pensare alle cose serie, alla protezione del territorio, si siano portate ruspe e camion per allestire dei megaconcerti, livellando l’arenile e compromettendo ulteriormente la resilienza dei sistemi costieri; l’idea che si siano potuto portare tonnellate di quella stessa sabbia che viene a mancare sotto i nostri piedi su un molo di Olbia, per qualche ora di divertimento. Gli operatori balneari, una delle categorie chiamate in causa per i guadagni milionari che il Jova Beach gli avrebbe garantito, oggi piangono danni altrettanto milionari. 


Da dove scrivo posso guardare il mare, mi trovo faccia a faccia con le sue onde. Che oggi tornano ad avvicinarsi minacciose alla linea del marciapiede. Uno spettacolo, di fronte al quale si rimane impotenti. In questo campo di battaglia che sono le coste italiane, in questa prima linea dove l'uomo combatte una insensata battaglia contro la natura, quando capiremo che ci conviene firmare un trattato di pace, prima che sia troppo tardi?


Una volta, tra me e il mare si sarebbe frapposto un cordone di dune, con tutta la vegetazione annessa, che formavano una naturale barriera di protezione per tutto l'entroterra, dalle incursioni del mare, dai venti salsi, dalle tempeste di sabbia. Un intero sistema che impediva la dispersione silicea, con le dune a funzionare da grandi regolatori, o banche di sabbia. Una volta, quando noi eravamo ancora parte della natura, all'interno della sua cintura di protezione. 


Sarebbe bene ricordarlo, mentre si tenta di arginare la forza delle acque con sacchi di sabbia un poco ovunque, che noi avevamo una barriera naturale di sacchi di sabbia, lungo tutta la nostra costa. Quando la spiaggia di Casalbordino, oggi la più erosa d’Abruzzo, aveva la profondità di un centinaio di metri, e dune imponenti.


Poi sono arrivati gli stabilimenti balneari, prima discreti, in legno, poi sempre più invasivi, numerosi, con il linguaggio del cemento, sono arrivate le speculazioni, i lungomare, che hanno fatto tabula rasa di tutto quell'ecosistema, le costruzioni fin sulla spiaggia. Infine sono arrivati porticcioli turistici a profusione, ad aggravare definitivamente il problema dell’erosione. Ogni centimetro quadrato del nostro territorio è diventato oggetto di lucro .E oggi gli operatori balneari piangono per il crollo di quegli stessi lungomare, di una città balneare che di fronte alla forza degli elementi si rivela effimera quanto quella del Jova Beach. Il futuro turistico è a rischio, e per questo si chiedono misure di protezione drastiche e immediate, altre barriere frangiflutti, altri esborsi di denaro pubblico, la predisposizione di un gigantesco MOSE lungo tutta la costa, i cui effetti positivi, qualora ci saranno, si disperderanno in una serie di effetti collaterali negativi. 


Continuiamo a pensare che la spiaggia sia un dato di fatto, inalterabile, un bene economico da sfruttare, e non il risultato di un processo naturale, che laddove viene alterato porta all'erosione inesorabile. Pian piano, nelle prossime settimane, il mare comincerà a restiuire sabbia e respiro, attraverso il lavorio di onde e correnti, pian piano la natura stessa comincerà a ricostruire quanto e’ stato distrutto, e basterebbe che la mettessimo in condizione di farlo fino in fondo

Eppure, nessuno, tra gli operatori che sarebbero economicamente  interessati a che ciò avvenga, sembra avere il coraggio o la lungimiranza di stimolare una riflessione in questo senso. Nessuno che dica che, invece di aggiungere altre opere dell’uomo, come barriere frangiflutti e pennelli, bisogna cominciare a levarle per dare respiro ai sistemi naturali, nessuno che dica che abbiamo bisogno di una gigantesca opera di restauro ambientale, lunga una penisola. Nessuno che abbia la lucidità di risalire alle cause a monte, di tutta questa situazione. Ma davvero a monte.


Perchè la spiaggia comincia in montagna, ovvero la spiaggia comincia dove comincia il corso dei fiumi, che trasportano i suoi granelli con il contributo di tutti i sistemi naturali attraversati. Granelli che, una volta giunti al mare, vengono trasportati dalle correnti costiere, e distribuiti lungo i litorali, che ne beneficiano, anche per la stagione turistica. La cementificazione del territorio ha fatto sì che non solo sempre meno sabbia giungesse negli alvei fluviali, ma che vi venisse per giunta prelevata, perchè per fare il cemento serve sabbia da costruzione. La cementificazione degli stessi alvei ha aggravato ulteriormente la situazione, come anche la creazione di dighe, che trattengono il libero corso dell’acqua per creare dei bacini ad uso delle attività umane, che sia produzione di elettricità o irrigazione. Per questo i fiumi non ce la fanno più a portare tanta sabbia, e le correnti marine, laddove la depositavano oggi contribuiscono a eroderla. 


Le spiagge sono dunque a valle di tutto, tutto un sistema sbagliato, e ne pagano i danni. Ma da decenni tutti gli operatori del turismo balneare, invece di allearsi con la natura contro un sistema che pregiudica  i loro interessi, invece di protestare contro la cementificazione dei fiumi, ad esempio, hanno completato allegramente l’opera di distruzione, asportando dalla spiaggia ogni presidio vegetale contro l’erosione, limando ogni duna embrionale, soffocando qualunque ritorno di naturalità, ripulendo con zelo l’arenile dai detriti che, come la Posidonia, costituiscono un fattore di ripascimento, chiedendo ulteriori cementificazioni. E cosa ci rimane da fare se non auspicare che con i fiumi, insieme alla sabbia e al limo, riesca finalmente ad arrivare sulle spiagge anche un poco di materia grigia? 


Basterebbe aprire gli occhi su quanto scrive il Comitato Dune Bene Comune nel suo comunicato. “Le foto raccolte ieri alla stazione di Tollo a Ortona (ma lo stesso è avvenuto, ad esempio, a Vasto marina) sono impietose: dove sono sopravvissute le dune e la vegetazione a fare da cuscinetto rispetto al moto ondoso non ci sono grandi danni. Invece dove si è costruito sulla spiaggia eliminando ogni forma di naturalità si registrano criticità estreme”.
 

O quanto dice Fabio Vallarola, direttore dell'Area Marina Protetta Torre del Cerrano, a Cityrumors  “La mareggiata ha fatto cadere strutture, stabilimenti e ciclabili persino dove ci sono le scogliere, a Montesilvano, Civitanova e Porto San Giorgio danni enormi anche dietro le scogliere orizzontali in mare. Mentre l’unico luogo dove non è successo nulla è proprio qui, lungo le spiagge protette dell’Area Marina dove c’è il rispetto dei fondali, che con le proprie secche dissipano l’energia delle onde prima che arrivino sulla spiaggia, e dove si opera con la tutela delle dune. Esse mantengono la sabbia sia durante l’azione erosiva quotidiana del vento che in occasione delle mareggiate. Nessun problema agli stabilimenti presenti nell’AMP laddove si applicano, insieme ai Comuni di Pineto e Silvi, sistemi di pulizia delle spiagge compatibili con la tutela della naturalità dei luoghi”.


Concludo con una citazione dal blog del WWF, sezione di Teramo, che messe da parte le “emozioni del momento”, determinate da un’estate vissuta in maniera troppo rock, torna ai suoi temi consueti:


"Una politica oculata da questo dovrebbe ripartire. Dovrebbe essere capace di mettere da parte le emozioni del momento e avviare in tempi rapidi un piano di tutela della costa, di adattamento ai cambiamenti climatici, di pianificazione territoriale e di rinaturalizzazione che si discosti totalmente dagli errori del passato e che possa aiutare a gestire un territorio ormai fragilissimo".climatici, di pianificazione territoriale e di rinaturalizzazione che si discosti totalmente dagli errori del passato e che possa aiutare a gestire un territorio ormai fragilissimo".


E se lo dice il WWF...


jueves, 10 de octubre de 2019

MIRA MIRA l'OLANDESINA



Quando, il 21 settembre, data finale del tour, il comunicato stampa del WWF, titolava "Al Jova Beach Party piantati 500mila semi di sostenibilità" qualcuno, in un lampo di ingenuità, può aver sperato che l'associazione ambientalista, preso finalmente atto dei danni ambientali di questa sciagurata operazione mediatica, avesse fatto partire un'operazione di ripiantumazione delle centinaia di migliaia di esemplari di Achillea marittima, o Salsola Kali, o Cakile marittina, o Gramigna delle spiagge, o Giglio di Mare, spazzati via dalle ruspe a Roccella Jonica, o a Castel Volturno, o a Lido degli Estensi, o a Vasto, o a Cerveteri

Macché, stava semplicemente e nuovamente magnificando la sua collaborazione con Jovanotti equiparando l'acquisto di un suo biglietto al botteghino con la messa a dimora di un fantomatico seme di sostenibilità, in una operazione millantata come "la più grande campagna popolare sul tema delle plastiche che sia mai stata fatta" . E va bene, un'operazione di puro marketing ambientale non poteva che terminare con questi toni. Ma tralasciando queste miserie statistiche che glorificano una ottusa quantità a discapito di una infima qualità del messaggio, devo dire che leggendo quel comunicato stampa sono rimasto ancora basito dall'ennesima uscita da manuale degli orrori di Donatella Bianchi, la quale, nonostante tutto, alla fine della fiera non ha proprio potuto fare a meno di dirlo, anzi scriverlo, anche lei! Leggere per credere: Non solo siamo soddisfatti di aver visto che le spiagge venivano LASCIATE PULITE, MEGLIO DI COME LE SI TROVAVA, ma siamo certi di aver contribuito, grazie a Jovanotti, a piantare 500 mila semi di sostenibilità.

Qualche giorno fa in un post di Federico Montanari, che ringrazio per questo fondamentale apporto conoscitivo al dibattito, ho visto per la prima volta la copertina, qui sopra riportata, di Mira Mira l'Olandesina, un disco di Donatella Bianchi! Per chi non lo sapesse, lei ha difatti esordito come cantante nel lontano 1979. Si tratta della versione originale dello spot pubblicitario del detersivo Ava/Miralanza. Roba di spessore, insomma.

Tutto mi è diventato improvvisamente chiaro. E mi rammarico che questo disco sia saltato fuori solo alla fine del JBP: se avessimo saputo prima, avremmo evitato di arrabbiarci tanto con questa povera donna; l'avremmo capita, almeno umanamente. In fondo lei sta solo continuando a promuovere inconsciamente il suo disco, portandone avanti il profondo messaggio culturale: la pulizia. E quando ha incredibilmente preso le difese di Jovanotti, che equiparava il mondo dell'ambientalismo italiano alla fogna di Nuova Delhi, scrivendo "Comprendiamo Jovanotti" non faceva altro che difendere, a discapito di tutti gli ambientalisti italiani, uno della sua categoria, un suo collega cantante, un collega che lei deve ammirare molto, moltissimo, perchè, a differenza di lei, ce l'ha fatta, lui è diventato famoso, ha venduto milioni di dischi. Lei invece, nelle tristi vicissitudini della vita, per sopravvivere si è dovuta accontentare di una professione di ripiego: presidente del WWF Italia.

Mi raccomando, fatela contenta, lasciate le spiagge più pulite di prima con Ava detersivi, anzi con Jova detersivi. Ascoltate qui la sua canzone , e se volete che torni a fare la cantante firmate questa petizione 



viernes, 4 de octubre de 2019

UNA SIGLETTA DI 250 ORNITOLOGI




Sabato scorso, 28 settembre, al XX CIO Convegno Italiano di Ornitologia è stata approvata all’unanimità una "Risoluzione sull'impatto dei grandi eventi sul fratino", da parte dei circa 250 ornitologi presenti e dal Comitato Scientifico del Convegno, nella quale chiedono a gran voce "che non vengano svolti eventi che prevedono consistenti afflussi di pubblico, negli ambienti costieri naturali o con residua naturalità frequentati o potenzialmente utilizzabili dal Fratino e da altre specie di interesse conservazionistico".

Strano a dirsi, per Jovanotti e i suoi accoliti, il convegno si e’ svolto a Napoli e non a Nuova Delhi!

Questa mozione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, ridicolizza oltre ogni misura il patetico mantra difensivo che questi individui hanno recitato per tutta l'estate, di aver fatto tutto il possibile per tutelare l'ambiente, di essersi consultati quotidianamente con il WWF, e di essere ingiustamente attaccati da insignificanti "sigle e siglette" locali in spasmodica ricerca di visibilità. Ebbene, qui ci sono tutti gli ornitologi italiani riuniti, a firmare un documento nel quale spicca non solo il logo di ARDEA o del CISO, ma anche del Ministero per l'Ambiente e del Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca. Non a caso nella risoluzione si fa riferimento anche ai pareri espressi dall'ISPRA, tra cui quello per Roccella Jonica. 

Quindi, il mondo scientifico nella sua massima espressione, che conta ben più di un parere del WWF, ci ha chiaramente dato un segnale inequivocabile di contrarietà a manifestazioni come il Jova Beach Party. E se pensate che sia facile produrre con consenso unanime un documento di questo tipo nei soli tre giorni di permanenza al convegno, sappiate che non è così. Ma la gravità degli eventi ha impresso doverosa celerità a tale determinazione.

Adesso Jovanotti, qualora continuasse a voler far finta di nulla per il suo porco comodo, si porrebbe allo stesso livello cui Greta pone i politici, che non hanno mai ascoltato gli allarmi inequivocabili degli scienziati sul cambio climatico. Greta, proprio lei, quella ragazza così determinata di cui Jovanotti nemmeno ricordava il nome nel famoso video The day after Policoro, che invito tutti a rivedere. Che lo sappia, si prenda le sue responsabilità, e almeno non ci racconti balle. Lui e il WWF che non ha nemmeno commentato questa risoluzione, dando ulteriore prova di vigliaccheria e disonestà intellettuale.

Qui sotto il testo integrale della mozione, a questo link invece trovate una bella intervista su Radio Popolare al presidente di Ardea, Rosario Balestrieri, che parla dei risultati raggiunti dal XX CIO e in particolare della risoluzione di cui sotto.


I partecipanti al XX Convegno Italiano di Ornitologia tenutosi a Napoli il 26-29 settembre 2019,
premesso

Che da anni gli ornitologi italiani studiano e indagano sullo stato di conservazione delle popolazioni di Fratino a livello internazionale, nazionale e locale;
Che tali studi e ricerche hanno evidenziato che il Fratino dipende soprattutto dalla salvaguardia di spiagge e ambienti costieri, gli habitat più minacciati e vulnerabili dell’intero ecosistema mediterraneo;
Che nell’estate 2019 si sono svolti su tali habitat eventi che hanno coinvolto ognuno decine di migliaia di persone in periodo riproduttivo della specie e che hanno determinato trasformazioni ambientali con potenziali conseguenze negative nel futuro;
Che esiste una importante bibliografia in merito all’impatto di grandi numeri di persone sugli habitat naturali;
Che anche gli ambienti con residua naturalità, compresi quelli con vegetazione psammofila annua o di vegetazione ripariale, in tale contesto pesantemente trasformato, costituiscono zone di rifugio per la fauna e situazioni da tutelare per permettere una progressiva rinaturalizzazione;
considerato
Che il Fratino è classificato nella Lista Rossa Italiana come EN endangered ed è tutelato dalla Direttiva comunitaria 2009/147 (ex 79/409) sulla “Conservazione degli uccelli selvatici” (recepita dalla Legge Nazionale 157/92) dove è riportato dal 2005 nell’Allegato I come “specie di interesse comunitario”1;
Che, secondo i censimenti coordinati dal Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, la popolazione nidificante in Italia si è dimezzata negli ultimi venti anni ed è tuttora esposta a gravi fattori di minaccia che ne possono determinare una ulteriore forte e rapida diminuzione;
Che le stesse considerazioni sono state espresse da ISPRA, in precisi pareri sulla realizzazione di eventi che prevedono grande afflusso di pubblico negli habitat frequentati dal Fratino;
esprimono
forte preoccupazione per la conservazione di una delle specie più a rischio dell’avifauna nazionale, a fronte del disturbo dovuto alla realizzazione di grandi eventi negli habitat di nidificazione, alimentazione e sosta del Fratino;
chiedono
che non vengano svolti eventi che prevedono consistenti afflussi di pubblico, negli ambienti costieri naturali o con residua naturalità frequentati o potenzialmente utilizzabili dal Fratino e da altre specie di interesse conservazionistico.
La presente risoluzione è stata discussa ed approvata all’unanimità dai partecipanti al Convegno e dal suo Comitato Scientifico.
____________________________
1 La Direttiva ”Uccelli” prevede all’Articolo 5 i seguenti divieti:
“b ) di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi ; di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione degli obiettivi della presente direttiva.







miércoles, 18 de septiembre de 2019

UOVA BEACH PARTY 2



Vi chiederete cos'è quella buca che vedete nella sabbia. No, per una volta non sono le tracce lasciate sulla spiaggia dal Jova Beach Party, nell’ultima tappa di Montesilvano. Personalmente ho deciso di non andarci, anche se era l'ultima spiaggia, per non perdere l'occasione di raccontare qualcosa di ben più importante: un altro Uova Beach Party sulle spiagge italiane. Così, piuttosto che recarmi all'alba nella città abruzzese per fotografare l’immondizia e lo sfacelo lasciato dal concerto, alla stessa ora ho preso un treno da Roma verso sud, un treno che è arrivato fino all’estremo sud dell’Italia, e mi ha portato in una stazione abbandonata, sotto il faro di Capo Spartivento, a cavallo tra il Mar Ionio e il Mare di Sicilia, lungo l'unica costa delle tartarughe presente in Italia, nel quartier generale di Caretta Calabria Conservation. Voi non avreste fatto lo stesso? La maniera migliore per dire No al Jova Beach Party non consiste forse nel dire Sì alla natura?

Durante il viaggio, il passaggio rapido da Praia a Mare, mi ha offerto per pochi secondi dal finestrino la visione mozzafiato dell’Isola di Dino con la sua spiaggia, la cui sagoma si staglia in maniera ben più maestosa di quanto si possa dedurre dalle foto, che tutti abbiamo condiviso a inizio agosto. Una visione che sconvolge, sia per l'abbagliante bellezza del luogo, sia per l’incredulità che un simile santuario della natura possa essere stato profanato da un concerto di 40.000 persone. 

Ma sorvoliamo, avrete capito che quella buchetta nella foto è un nido, dal quale sono uscite nottetempo decine di tartarughine. Un nido scoperto grazie a un quotidiano ed estenuante lavoro di perlustrazione, lungo decine di km di spiaggia, e messo in sicurezza dalla predazione delle volpi grazie a una griglia metallica sotterrata nella sabbia. Grazie alla straordinaria testimonianza di dedizione e attivismo di una di quelle siglette ambientaliste relegate da Jovanotti nelle fogne di Nuova Delhi, che l'anno scorso ha assicurato al mare 2120 piccoli, facendo pura opera di volontariato. Talvolta i nidi devono essere addirittura traslocati per assicurarne la felice schiusa, quando sono troppo vicini alla riva, o recintati quando si trovano in spiagge di richiamo turistico. E la sorveglianza va intensificata nelle notti di possibile schiusa, quando una fonte luminosa inattesa, come un falò, può mettere a rischio la vita dei nuovi nati. Grazie a Salvatore, ho avuto la fortuna di vivere l'attesa della schiusa al chiaro di luna, con il riflesso del satellite che si illumina come la pista di un aeroporto ad indicare la strada ai neonati. Caretta Calabria Conservation è l'unica associazione in Italia che fa ricerca attiva dei nidi, rendendo accessibile a persone interessate, come me, una manifestazione della natura che altrimenti apparterrebbe al regno del mistero, e della pura magia. Dato che nottetempo le uova vengono deposte, da una tartaruga che tocca terra dopo aver nuotato ininterrottamente per due anni, nel mare antistante le coste africane. Qualcosa che mi richiama poeticamente l'analogia con i rondoni, ai quali ho dedicato il mio ultimo fumetto Dove i rondonivanno a dormire, i quali possono volare ininterrottamente due, o tre anni, prima di poggiarsi, per la deposizione e la cova delle uova, sotto i tetti delle nostre case. 

Se non vi sono degli attivisti che battono le spiagge giorno dopo giorno, bisogna contare sulla sorte, sul fortuito passaggio di qualcuno in grado di leggere la traccia lasciata dalla madre sulla sabbia, e prima che il vento la faccia scomparire. Altrimenti non si vede assolutamente nulla, il mistero viene conservato dalla sabbia, silente, per 45-50 giorni, finché all'improvviso vi emerge la vita, e quanta! Un nido può contare fino a 150 uova.

Le cronache estive sono costellate di emozionanti e improvvisi “incontri ravvicinati del terzo tipo”, ultimo il caso di Meta di Sorrento dove un gruppo di ragazzi ha visto vagare decine di tartarughe sbucate inaspettatamente dalla sabbia, dopo circa 20 anni che non si registrava un nido nella costiera sorrentina. Ancora più significativo il caso di Marina di Gioiosa Ionica, dove il 3 settembre proprio gli attivisti di Caretta Calabria Conservation sono intervenuti d'urgenza, fuori del loro territorio, su segnalazione di un passante che aveva rinvenuto un gruppo di 47 tartarughine, ferme sotto un lampione. Attratte dalla luce. Questa volta non della luna. E Gioiosa è guarda caso il comune limitrofo di Roccella Jonica, al cui confine le tartarughe sono state ritrovate. In un mio precedente post, avevo segnalato la presenza di due nidi nelle immediate vicinanze di Roccella, a Riace e Grotteria, probabilmente deposti, a detta di Caretta Calabria Conservation, da una sola femmina che aveva scelto quel tratto di costa per nidificare, e probabilmente aveva deposto altre uova. Difatti, le tartarughe sotto il lampione hanno denunciato la presenza di un terzo nido, che non è stato possibile ritrovare. Ma potrebbe essercene stato un quarto. E forse proprio nell'area sbancata e livellata per il Jova Beach Party. Perchè no? Come si fa a negarlo, senza tradire una evidente malafede - come difatti è stato negato da amministratori, organizzatori, wwf – quando non si è assicurata una ricerca attiva, quotidiana, dei nidi? I quali possono sopportare il normale passaggio delle persone, ma non le sollecitazioni di una tribù che balla, o quella di 40 tir e decine di ruspe per l'allestimento di un mega-evento sulle spiagge.




Questi sono i limiti che ci impone la natura, se ne vogliamo davvero rispettare gli abitanti. E i limiti che ci impone la natura sono senza limiti - nel caso della Caretta Caretta, e non solo - a voler essere onesti fino in fondo. Posto che continuamente vengono rinvenuti nidi in siti assolutamente inattesi, come avvenuto quest'anno a Pesaro, bisognerebbe riconoscere che non vi sono limiti territoriali che ci possano porre al riparo dal farne inavvertitamente una frittata, e quindi su tutte le spiagge italiane dovrebbe essere vietato il passaggio di mezzi pesanti, dichiarandole aree predisposte per accogliere il miracolo della vita. Se questo appare di difficile realizzazione, sarebbe una misura di minima attenzione farlo almeno nei luoghi dove la tartaruga ha nidificato negli ultimi anni. Non a caso il CNCF, Comitato Nazionale di Conservazione del Fratino, ha chiesto a Jovanotti&Trident, ovviamente inascoltato, di non fare i concerti nei luoghi dove fosse stato registrato un nido di fratino negli ultimi 5 anni. A Policoro, altro sito del Jova Beach Party, è stato registrato un nido di Caretta solo nel 2018!

Chi ama l'umanità di un amore astratto quasi sempre ama soltanto se stesso” afferma Dostoevskij ne L'Idiota. Ebbene, questa frase rivelatrice potrebbe essere tranquillamente declinata in chiave naturalistica. E il Jova Beach Party ne è stato la riprova. Chi ama la natura di un amore astratto quasi sempre ama soltanto se stesso, e il suo prestigio mediatico. Facile lanciare campagne globali contro la plastica, e riempirsi la bocca di slogan generalisti di tutela ambientale. Rassicurante mobilitarsi nei confronti dei pesci che non vedi, o degli orango minacciati nel lontano Borneo, facile sentirsi emotivamente coinvolti dalle immagini della foresta amazzonica che brucia, e mandare una donazione al wwf, per poi non battere ciglio alla prima ruspa che pialla e sterilizza la spiaggia davanti casa, ripulendola dalle cosiddette “erbacce”, facile dichiararsi sgomenti dall'estinzione di massa degli insetti, e poi non resistere alla tentazione di disinfestare il proprio terreno, per garantirsi un facile raccolto, o il salvacondotto da qualche puntura. 

Sempre un altro discorso quando la natura è quella con la quale devi convivere, quella che si frappone fra te e la realizzazione lucrativa di una palazzina, o di un parcheggio, quella che non corrisponde alle tue esigenze di ordine e pulizia, quella che si manifesta nel balestruccio che nidifica sotto il tuo cornicione e ti lascia i suoi escrementi sul viale, nel capriolo, o nel più piccolo istrice, che potrebbe attraversare la strada e ti invita quindi a moderare la velocità,  nell'aquila reale che, per le sue legittime esigenze di nidificazione, contrasta la tua pretesa di arrampicarti su qualunque parete rocciosa, o di svolazzarci attorno col tuo parapendio, nel fratino che non ti permette di arare ed occupare la spiaggia a tuo piacimento con villaggi vacanze effimeri, in tutte quelle forme di vita insomma, che si frappongono fra te e la realizzazione di ogni figata pazzesca che ti venga in mente, per il tuo semplice diporto o la tua ansia di realizzazione personale, che ti impediscono quindi di requisire un sito naturale e farne quel che vuoi, sollevando su tutto il volume della tua voce, in una manifestazione sconfortante di povertà creativa. 

A poco serve esporre un simulacro pop della Venere di Willendorf, richiamandosi al culto della Madre Terra, per ostentare crediti di rispetto verso la natura, poiché la vera creatività lascia prima di tutto spazio all'ascolto, lascia spazio e respiro alle espressioni naturali dei luoghi con i quali si rapporta, ci dialoga, nel rispetto e nell'umiltà, non li occupa fino all'ultimo centimetro, in una smania crescente di lottizzazione dell'immaginario. Lasciando ovunque immondizia, che altri hanno puntualmente trovato al mio posto, come potete verificare qui. O anche qui. E li ringrazio. Io per questa volta sulla spiaggia ho preferito trovare le uova,  e non le lattine di Jova.

E sono sicuro che chiunque vivesse una esperienza come la mia cambierebbe il suo atteggiamento nei confronti delle spiagge, e dell'uso improprio che se ne fa.




martes, 17 de septiembre de 2019

THE ANSWER IS BLOWING IN THE WIND



The answer is blowing in the wind. La risposta alla stupidità umana soffia nel vento, ed è il caso di Montesilvano, dove abbiamo assistito ad uno degli inevitabili effetti collaterali del Jova Beach Party. Un'altra delle vendette della natura nei confronti di chi ne ignora o ne vuole ignorare, per una falsa idea di convenienza, i meccanismi di funzionamento degli ecosistemi. Cosa è successo? Apprendiamo dal Messaggero, in questo articolo, che un forte vento di Grecale ha generato una tempesta di sabbia, che è andata a invadere il marciapiede, la pista ciclabile adiacente e la carreggiata di viale Aldo Moro, con evidente rischio per gli automobilisti. Bene, ben vi sta, verrebbe di dire.

Si tratta di un tema che ho affrontato nel mio fumetto Fratini d'Italia, lamentando l'ottusità di tanti amministratori, troppi balneatori, che ad ogni inizio stagione smaniano per arare o far arare il tratto di spiaggia che hanno in concessione, incapaci di comprendere che quelle piante giocano dalla loro parte: trattenendo la sabbia con il loro apparato radicale, contrastano l'erosione costiera e gli garantiscono di piantare gli ombrelloni per fare il loro utile. Contemporaneamente impediscono che la sabbia sollevata dal vento vada ad accumularsi tra cabine e spazi pedonali, creando ovvi disagi. O quantomeno limitano significativamente l'azione del vento. Proprio quella che obbliga gli operatori balneari a ripulire le passerelle di accesso alla propria concessione, puntualmente ostruite da cumuli di sabbia dopo un vento di libeccio. 


 

Per capire quale forza di resistenza al movimento di quintali, tonnellate di sabbia possa opporre un semplice e umile strato erboso, consiglio a tutti gli amministratori da spiaggia italiani una visita alla riserva di Deliblatska Peščara, la più vasta area sabbiosa d'Europa, che copre un territorio di circa 300 kmq, situato nella provincia di Voivodina in Serbia, anticamente parte di un vasto deserto preistorico, originato dal prosciugamento del Mare di Pannonia. Un sito straordinario conosciuto anche come il Sahara Europeo, dove le dune sono alte come colline, di cui allego un paio di foto. Si tratta di un'arma di distruzione di massa nel centro dell'Europa, tenuta a bada, silente, inoffensiva, grazie al prato stepposo, che ne trattiene la sabbia. Se qualcuno decidesse di arare quel prato per piantarvi degli ombrelloni provocherebbe una catastrofe, e tempeste con tonnellate di sabbia sommergerebbero le città europee circostanti. Si tratta solo di un esempio macroscopico di quanto in piccolo succede giorno dopo giorno sui nostri lungomari, dove la vegetazione psammofila riesce ad accumulare la sabbia in una successione di dune embrionali, mobili e fisse, creando una barriera ai venti carichi di salsedine e all'azione abrasiva della sabbia, ma anche alle mareggiate. Una barriera protettiva non solo per i boschi retrodunali, ma anche per gli insediamenti umani. Che permette di contenere la sabbia all'interno dell'ecosistema stesso, senza che vada dispersa nelle strade, impoverendo ulteriormente gli arenili, già sottoposti all'azione erosiva del mare. Se si fosse riflettuto adeguatamente su tutto questo, avremmo evitato di mettere stupidamente in tutta Italia i lungomari al posto delle dune mobili, come avvenuto quasi ovunque, e le prime case al posto della macchia retrodunale di ginepro e lentisco.

Tuttavia, in qualche caso, si è avuta perlomeno l'accortezza di dotare i lungomari di una fascia di siepi, come surrogato della funzione protettiva della estinta macchia mediterranea. Una protezione inefficace, ma pur sempre un lampo di buonsenso nel mezzo di un processo distruttivo. Poi, in un comune come Montesilvano, arriva Jovanotti e, con la scusa di dover ripulire dalla sporcizia queste siepi, ultimo ricordo della funzione naturale della macchia mediterranea, le sradicano semplicemente, insieme a un paio di tamerici, per facilitare il flusso di decine di migliaia di persone. Alla prima azione del vento mezza spiaggia si ritrova sull'asfalto. Insieme ai suoi rifiuti. E nel vento suona ancora il ritornello della nostra stupidità.