sábado, 9 de mayo de 2020

I CONTI TORNANO





"Una vera e propria ecatombe in una delle zone più preziose del patrimonio ambientale italiano, protetta dalle norme europee ed italiane e dalla convenzione di Ramsar. A Valle Mandriole, solo venerdì 4 ottobre, sono stati recuperati 1075 uccelli morti (di cui 35 trampolieri) e 185 ancora vivi. Circa 300 quelli recuperati nei giorni precedenti, di cui una sessantina i superstiti. Di questi 60, 7 quelli sopravvissuti alla strage. Si calcola che i morti complessivi possano essere almeno il triplo, ovveero svariate migliaia, senza contare quelli che avranno contratto l’intossicazione per poi andare a morire altrove, come già segnalato per alcuni siti"

Questo è quanto si legge in una denuncia di Italia Nostra del Ravennate ripresa dai media locali, tra cui Ravenna Today, il 5 ottobre 2019.

"Bassissima la probabilità di sopravvivenza. Scene agghiaccianti, quelle a cui abbiamo assistito venerdì, con anatidi e limicoli in condizioni gravissime, e decine di sacchi pieni di cadaveri, raccolti dai volontari delle associazioni venatorie. Si parla di volatili in avanzato stato di decomposizione o invasi dalle larve delle mosche. E oggi, sabato, via con una bella immissione massiccia di acqua per coprire il misfatto! Dato che i primi decessi sono stati segnalati settembre e alla riapertura della caccia non è più stato possibile ignorare la situazione, perché non si è provveduto prima ad immettere acqua fresca nella Valle ormai marcescente?"
L'allarme era stato dato il 2 ottobre, a seguito di un sopralluogo del socio ASOER (Associazione Ornitologi dell'Emilia-Romagna) responsabile dei censimenti dell'avifauna acquatica in Valle Mandriole e Punte Alberete e del guardiano della Pineta comunale. Sulla terribile vicenda la stessa ASOER ha diramato il 17 ottobre un comunicato stampa (dal quale è tratta la foto in alto) con una puntuale ricostruzione della tempistica degli avvenimenti dalla quale emergono precise responsabilità e gravi omissioni, persino nelle azioni immediate da intraprendere per limitare i danni, come la chiusura delle attività di caccia.
Da ulteriore comunicato di Italia Nostra, riportato da Ravenna Notizie il 7 ottobre, la stima degli uccelli morti per botulismo, si aggira sui quattromila esemplari, principalmente anatidi e trampolieri. Cosa aggiungere? Semplicemente sconvolgente. A fronte di un tale disastro, è legittimo chiedersi come sia possibile tanta irresponsabilità da parte di chi è chiamato a tutelare un patrimonio naturalistico di straordinaria importanza, la più vasta area umida italiana. Allora approfondisci, e scopri che il Presidente del Parco del Delta del Po, recentemente promosso addirittura al Consiglio Direttivo di Federparchi per gli alti meriti, è anche il sindaco di Comacchio, proprio lui, Marco Fabbri, quello che ha permesso lo svolgimento del Jova Beach Party a Lido degli Estensi, facendosi scudo di una Vinca viziata da un evidente conflitto di interessi, per realizzare un concerto che ha distrutto gli habitat delle dune embrionali, provocando il probabile smarrimento dei fenicotteri che provenivano dal suo stesso parco; quello che ha tacciato di ignoranza gli ambientalisti, secondo lui intenti a "umanizzare il fratino" non semplicemente a difenderlo; quello che, mentre avveniva tale disastro nel suo Parco, sul profilo fb appariva abbracciato a Jovanotti, come manifesto del suo impegno politico, a tutela dell'ambiente.

Allora ti spieghi tutto, i conti tornano. Due più due fa quattro, anzi no, quattromila uccelli morti.




p.s. Per completare lo sconfortante quadro, e colmare la misura dell'indignazione, ecco le incredibili dichiarazioni della dott.ssa Maria Pia Pagliarusco, Direttrice del Parco del Delta del Po, riportate da Ravenna Notizie in data 18 novembre 2019, riguardo quello che si configura forse come il più grave caso di avvelenamento da botulismo avvenuto in Italia: “Quello che vorrei rilevare… è che tutti gli anni muoiono a seguito di esercizio di attività venatoria probabilmente il triplo – mi si dice – di quanto dichiarato. Oserei dire che non possiamo comunque parlare di un disastro: semplicemente questi uccelli non sarebbero morti in questo modo, sarebbero stati ammazzati altrove. Una conclusione sicuramente un po’ azzardata, ma i dati lo confermano”.

Avete capito? Tanto sarebbero morti comunque, perché dunque rammaricarsi?

p.p.s dall'articolo di Legambiente Emilia-Romagna del 20 maggio intitolato "Ampliamento caccia a specie minacciate, sconcertanti le richieste dell'ex Presidente del Parco del Delta del Po": "La tutela della natura da parte del Parco del Delta del Po è stata spesso discutibile negli ultimi anni, ma mai ci si sarebbe aspettati che un ex-presidente di parco passasse a sostenere, in una sede istituzionale, l’opportunità di continuare a cacciare specie dichiarate a rischio dalla UE, come la Pavoncella e il Moriglione".

E chi sarebbe questo ex Presidente del Parco, a vostro avviso?


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