sábado, 9 de mayo de 2020

I CONTI TORNANO





"Una vera e propria ecatombe in una delle zone più preziose del patrimonio ambientale italiano, protetta dalle norme europee ed italiane e dalla convenzione di Ramsar. A Valle Mandriole, solo venerdì 4 ottobre, sono stati recuperati 1075 uccelli morti (di cui 35 trampolieri) e 185 ancora vivi. Circa 300 quelli recuperati nei giorni precedenti, di cui una sessantina i superstiti. Di questi 60, 7 quelli sopravvissuti alla strage. Si calcola che i morti complessivi possano essere almeno il triplo, ovveero svariate migliaia, senza contare quelli che avranno contratto l’intossicazione per poi andare a morire altrove, come già segnalato per alcuni siti"

Questo è quanto si legge in una denuncia di Italia Nostra del Ravennate ripresa dai media locali, tra cui Ravenna Today, il 5 ottobre 2019.

"Bassissima la probabilità di sopravvivenza. Scene agghiaccianti, quelle a cui abbiamo assistito venerdì, con anatidi e limicoli in condizioni gravissime, e decine di sacchi pieni di cadaveri, raccolti dai volontari delle associazioni venatorie. Si parla di volatili in avanzato stato di decomposizione o invasi dalle larve delle mosche. E oggi, sabato, via con una bella immissione massiccia di acqua per coprire il misfatto! Dato che i primi decessi sono stati segnalati settembre e alla riapertura della caccia non è più stato possibile ignorare la situazione, perché non si è provveduto prima ad immettere acqua fresca nella Valle ormai marcescente?"
L'allarme era stato dato il 2 ottobre, a seguito di un sopralluogo del socio ASOER (Associazione Ornitologi dell'Emilia-Romagna) responsabile dei censimenti dell'avifauna acquatica in Valle Mandriole e Punte Alberete e del guardiano della Pineta comunale. Sulla terribile vicenda la stessa ASOER ha diramato il 17 ottobre un comunicato stampa (dal quale è tratta la foto in alto) con una puntuale ricostruzione della tempistica degli avvenimenti dalla quale emergono precise responsabilità e gravi omissioni, persino nelle azioni immediate da intraprendere per limitare i danni, come la chiusura delle attività di caccia.
Da ulteriore comunicato di Italia Nostra, riportato da Ravenna Notizie il 7 ottobre, la stima degli uccelli morti per botulismo, si aggira sui quattromila esemplari, principalmente anatidi e trampolieri. Cosa aggiungere? Semplicemente sconvolgente. A fronte di un tale disastro, è legittimo chiedersi come sia possibile tanta irresponsabilità da parte di chi è chiamato a tutelare un patrimonio naturalistico di straordinaria importanza, la più vasta area umida italiana. Allora approfondisci, e scopri che il Presidente del Parco del Delta del Po, recentemente promosso addirittura al Consiglio Direttivo di Federparchi per gli alti meriti, è anche il sindaco di Comacchio, proprio lui, Marco Fabbri, quello che ha permesso lo svolgimento del Jova Beach Party a Lido degli Estensi, facendosi scudo di una Vinca viziata da un evidente conflitto di interessi, per realizzare un concerto che ha distrutto gli habitat delle dune embrionali, provocando il probabile smarrimento dei fenicotteri che provenivano dal suo stesso parco; quello che ha tacciato di ignoranza gli ambientalisti, secondo lui intenti a "umanizzare il fratino" non semplicemente a difenderlo; quello che, mentre avveniva tale disastro nel suo Parco, sul profilo fb appariva abbracciato a Jovanotti, come manifesto del suo impegno politico, a tutela dell'ambiente.

Allora ti spieghi tutto, i conti tornano. Due più due fa quattro, anzi no, quattromila uccelli morti.




p.s. Per completare lo sconfortante quadro, e colmare la misura dell'indignazione, ecco le incredibili dichiarazioni della dott.ssa Maria Pia Pagliarusco, Direttrice del Parco del Delta del Po, riportate da Ravenna Notizie in data 18 novembre 2019, riguardo quello che si configura forse come il più grave caso di avvelenamento da botulismo avvenuto in Italia: “Quello che vorrei rilevare… è che tutti gli anni muoiono a seguito di esercizio di attività venatoria probabilmente il triplo – mi si dice – di quanto dichiarato. Oserei dire che non possiamo comunque parlare di un disastro: semplicemente questi uccelli non sarebbero morti in questo modo, sarebbero stati ammazzati altrove. Una conclusione sicuramente un po’ azzardata, ma i dati lo confermano”.

Avete capito? Tanto sarebbero morti comunque, perché dunque rammaricarsi?

p.p.s dall'articolo di Legambiente Emilia-Romagna del 20 maggio intitolato "Ampliamento caccia a specie minacciate, sconcertanti le richieste dell'ex Presidente del Parco del Delta del Po": "La tutela della natura da parte del Parco del Delta del Po è stata spesso discutibile negli ultimi anni, ma mai ci si sarebbe aspettati che un ex-presidente di parco passasse a sostenere, in una sede istituzionale, l’opportunità di continuare a cacciare specie dichiarate a rischio dalla UE, come la Pavoncella e il Moriglione".

E chi sarebbe questo ex Presidente del Parco, a vostro avviso?


sábado, 2 de mayo de 2020

JOVID-19



Manca un solo giorno alla fine del “lockdown” integrale, e tutti fremiamo nelle nostre case, attendendo il suono liberatorio della campanella. Ci avviciniamo all'estate 2020, non sapendo ancora in che condizioni la vivremo: se potremo tornare alla “normalità”, o se avremo finalmente scoperto che la normalità era il vero problema, se riporremo ancora la nostra fiducia in un film di plastica piuttosto che nel buon senso; se dovremo vivere ancora a lungo con le burka-mascherine, sotto la minaccia dei lanciafiamme di De Luca, senza lasciare più impronte digitali, ma guanti monouso. 

In una situazione così paradossale, nella quale per molti il mare resterà ancora a lungo un miraggio, cosa c'è di meglio che ricordare i bei tempi felici dell'estate 2019, quando lottavamo contro una serie di megaconcerti lungo le spiagge italiane? In tempi di virus particolarmente diffusivi, Jovid-19 non poteva fare a meno di ricominciare a imperversare, ovviamente, prima con il suo “Jova House Party”, a rendere ancora più alienante il periodo della quarantena, e poi con il suo docutrip “Non voglio cambiare pianeta”, nel quale dimostra quanto sia ecologico spostarsi per 4.000 Km in bici, dopo averne percorsi 13.000 su un aereo, e altrettanti a ritorno. 
Devo ammettere che io non ho visto neanche un minuto di questa docutrippa -solo qualche immagine di presentazione- perché, dopo essere stato costretto a vedere il suo orrendo “film”, tutta l'estate scorsa, stavolta non ne voglio proprio sapere, potrei vomitare. Ma posso senz'altro dire che uno che va in cerca di solitudine con la sua bicicletta, filmando tutto quello che fa e dice, persino i suoi piedi sul letto, forse va solo in cerca di masturbazioni, di uno sfogo al suo egocentrismo sconfinato. “Non voglio cambiare pianeta” dice lui, “Peccato!” rispondiamo noi. E se questa epidemia ci ha dimostrato, per tanti versi, che il vero virus è l'uomo, ne abbiamo una ulteriore patologica conferma. 
L'uomo plagiato e plasmato dal capitalismo, il quale parla attraverso i suoi campioni mediatici, che non a caso in questi giorni si affannano, in un estenuante presenzialismo, a riconfigurare le proprie strategie, per non perdere “grip” tra gli adepti, e portare comunque a termine la missione a loro assegnata.

Con questo post voglio riprendere un filo lasciato in sospeso a dicembre 2019, a causa di altri impegni. Con l'obiettivo di concludere e pubblicare finalmente “A CHI JOVA BEACH PARTY - cronache di ordinario delirio dalle spiagge italiane”, un libretto digitale in PDF che sarà liberamente scaricabile, e che oltre ai miei interventi conterrà molti altri contributi. Questo non per un'ossessione personale verso il “personaggio Jovanotti”, che sarei ben felice di lasciarmi alle spalle il prima possibile, ma piuttosto per rendere omaggio a tutto quel fronte di attivisti che, loro malgrado, hanno dovuto passare l'estate scorsa in trincea, quei "soliti irriducibili, poveri illusi, che rischiano la vita per difendere un nido di tartaruga marina, mentre gli altri se la ridono sotto il palco millantando un fantomatico ripristino dei luoghi", come ha scritto Salvatore Urso in un suo tweet. Per non perdere l'occasione di raccontare quei miracoli della natura che, nonostante Jovanotti, nonostante tutto, continuano a rinnovarsi sulle nostre spiagge, con la deposizione di un uovo di Fratino, o di Corriere Piccolo. Per raccontare dal nostro punto di vista un evento che ha marcato in maniera indelebile la storia dell'ambientalismo, e del costume – o piuttosto malcostume- italiano. Cosa è stato il Jova Beach Tour se non la rappresentazione straordinaria di un ordinario delirio da spiaggia, l'apice spettacolare della deroga permanente a qualunque principio di tutela degli habitat naturalistici? Uno tsunami, di ipocrisia e opportunismo, che ha distrutto qualunque cosa sul suo passaggio, con l’illusione di lasciare le spiagge pulite. Anzi più pulite di prima. 
 
Pensavo di pubblicare gli ultimissimi post, rimasti incompleti, già da inizio marzo, ma l'emergenza che ci ha travolti tutti, con il suo carico di tragedia, mi ha fatto rimandare di settimana in settimana. Ora che un filo di ottimismo per il futuro riaffiora nelle nostre vite e l'estate è vicina, ed è meglio affrontarla senza dimenticare il passato, ho deciso di pubblicare da oggi un post ogni settimana, per un mese, finché vi svelerò la copertina del “libro” e lo renderò scaricabile. 
 
Nel frattempo avremo sicuramente più chiaro cosa ci aspetta nel prossimo futuro. Perché siamo tutti curiosi, no? Cosa ci racconteranno quest'estate per farci sembrare la nostra condizione più normale? Organizzeranno dei giganteschi drive in nelle piazze italiane per farci vedere, come surrogato dell'estasi balneare, il Jova Beach Party su dei maxischermi? Le marche di candeggina e amuchina sponsorizzeranno i prossimi tour? Ci diranno che i separé in plexiglas non ci rendono distanti, se potremo riciclarli per farne dei dischi, coi quali cantare tutti insieme, da casa, le canzoni di Jovid-19? Invaderanno ancora le spiagge libere seminaturali con la scusa del distanziamento? Oppure ci diranno ancora che tutta quella plastica monouso per difenderci dal virus, che si accumula nei mari, e sulle spiagge, e i guanti, le mascherine, non sono poi così dannosi se si può farne delle magliette sintetiche da regalare a delle polisportive giovanili? E proprio da questa mistificazione -che illustra perfettamente il significato ultimo del greenwashing- dove avevo interrotto i post dell'anno scorso il 2 dicembre, riparto per riallacciare un filo. Cliccando qui, sul mio ultimo post intitolato "UN CALCIO ALL'AMBIENTE".








In copertina una foto del Jova Beach Party, tratta da Repubblica.it, interpolata con il modello 3D del Coronavirus tratto da Turbosquid

lunes, 2 de diciembre de 2019

UN CALCIO ALL'AMBIENTE



Ieri si è giocato l'abituale turno di campionato e io non ho potuto fare a meno di pensare alle "fortunate" squadre giovanili che hanno avuto l'opportunità di allenarsi con le nuove magliette in plastica riciclata del Jova Beach! Castel Volturno, Comacchio, Barletta, Montesilvano... la consegna, che ha tenuto banco nelle cronache locali e nazionali come prova tangibile e inconfutabile di quello stile di vita sostenibile promosso dal JBP e dal WWF, non è altro che un'astuta operazione promozionale per indurre il popolo dello stadio a credere che, per virtù di queste miracolose magliette, si possa fare il tifo anche per l'ambiente, mentre si fa il tifo per la propria squadra tra gli spalti, dissetandosi con una bevanda in bottiglia. L'iniziativa si è svolta difatti in concomitanza della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, dal 16 al 24 Novembre.

Dei vari articoli, prendo in esame per una riflessione quello del 21 novembre apparso sul quotidiano Il Mattino, dal quale è tratta anche l'immagine, riguardante la consegna di Castel Volturno, e dal quale si apprende che Le maglie presenti in ogni kit, corredate da un’etichetta con le istruzioni per il corretto lavaggio e da un campione di graniglia di PET (a dimostrazione del passaggio intermedio della trasformazione da contenitore originale a t-shirt), sono il risultato del processo di riciclo di quasi un milione di bottigliette d’acqua Coop da 500ml (realizzate in plastica riciclabile al 100% e composte da plastica riciclata al 30%) distribuito nel corso del Jova Beach Party. L'articolo si spinge oltre il semplice resoconto dei fatti nel decantare l'impegno ambientalista di Coop, main sponsor del Jova Beach, e fornitore dell'acqua minerale distribuita nei concerti: L’impegno di Coop per l’Ambiente è da sempre costante: dal 2009 la grammatura delle proprie bottiglie è stata ridotta fino al 20%, con un risparmio di 3300 tonnellate di CO2; le fonti dell’Acqua Coop sono passate da 2 a 4, permettendo così di ridurre la distanza di 235mila chilometri l’anno, pari a 388 mila chilogrammi di CO2 non emessi; per gennaio 2023 tutte le bottiglie di acqua Coop saranno realizzate con il 50% di materiale riciclato. 
 
Il consumo di acqua minerale in bottiglia, cresciuto continuamente negli ultimi anni, è una delle più disastrose oltre che immotivate abitudini collettive, ma contemporaneamente uno dei più grandi successi per la macchina del consumo globale, che ha dimostrato come, quando vogliono venderti qualcosa per il profitto, siano capaci di venderti anche l'aria o... l'acqua! Per comprendere il danno ambientale di tale industria, e la perversa logica di “costruzione della domanda” che lo ha generato consiglio, a chi non lo avesse ancora visto, il cortometraggio animato “La storia dell'acqua in bottiglia” di Annie Leonard. Nel video, presentato diversi anni fa, il 22 marzo 2010, lei cita un dato sconvolgente: il consumo di mezzo miliardo di bottiglie di plastica ogni settimana negli Stati Uniti. Ebbene, secondo la classifica 2019 riportata da Il fatto alimentare, in Italia ne consumiamo ancora di più, siamo praticamente i campioni mondiali di consumo di acqua in bottiglia, ed anche di stupidità, visti non solo i danni ambientali, ma anche i costi per le nostre tasche: 224 litri a testa, ogni anno! Ci precede solo il Messico con 234 litri pro capite, ma con l'attenuante che molte zone del paese non hanno accesso all'acqua potabile. Se incrociamo questo dato con l'annuale dossier Beach Litter di Legambiente, dal quale risulta che le bottiglie di plastica da bevande, quegli 11 miliardi che buttiamo nei rifiuti ogni anno, costituiscono l'11,7% dei rifiuti presenti sulla spiaggia - ovvero la maggior percentuale, corrispondenti numericamente a 11 pezzi ogni 10 metri - ci chiediamo esterrefatti come possa un'azienda del settore figurare tra gli sponsor di un evento che vuole dare un messaggio di cambiamento in questo senso. Ma dato che tradizionalmente il colore dei soldi è lo stesso del colore dell'ambiente, tutto è possibile.  

Un altro recente articolo de Il Fatto Alimentare su questa tematica porta questo sacrosanto titolo: "Acqua minerale: i consumi italiani sono da record mondiale. Un disastro ambientale ed economico, ma l’industria è soddisfatta". Certo! Non solo l'industria è soddisfatta, ma addirittura sale in cattedra, in occasioni come queste - e torniamo a Coop e alle sue magliette – come paladina dell'ambiente. E questo ci chiarisce il vero ruolo di personaggi come Jovanotti, che lungi dall'intraprendere vere campagne ecologiste si fanno testimonial di quelle macroscopiche operazioni di sovvertimento della realtà, chiamate greenwashing: il consumo di acqua minerale in bottiglia andrebbe semplicemente disincentivato, e se una popstar volesse fare qualcosa di utile si dovrebbe impegnare in questo senso. Invece, come per magia, se riduco la quantità di plastica delle bottiglie, avendone anche un vantaggio economico, se riduco le percorrenze dei tir, e soprattutto, se realizzo delle magliette con scritto “Il riciclo corre con te” sfruttando l'onda mediatica di un evento di massa, ecco che qualcosa di profondamente sbagliato e dannoso diventa un brillante esempio di rispetto dell'ambiente, con il quale i sindaci alla corte del ragazzo fortunato si riempiono la bocca, invitando i detrattori a vergognarsi e tacere. E l'inganno per le masse è servito, grazie Jova!

Oltretutto, questo tour si è svolto in partenariato con una campagna del WWF per salvare i mari dalla plastica. Ebbene, sappiamo che ognuna di quelle magliette realizzate con la plastica potrà rilasciare nell'ambiente, ovvero in mare, fino a 700mila microfibre ad ogni lavaggio. Un drammatico inconveniente, oggetto di una campagna dell'associazione MareVivo per sensibilizzare sulle conseguenze dell'uso e il lavaggio di tessuti sintetici, che invita a investire sulla ricerca e l’innovazione del settore tessile - di cui un evento come il JBP avrebbe potuto farsi portavoce - e e del trattamento dei filtri di scarico delle lavatrici. Quindi, non solo quelle magliette contribuiranno a far prosperare ancora la dannosissima industria dell'acqua in bottiglia, anzi a rilanciarla in un'epoca nella quale la crescente sensibilità ambientale costituisce un rischio d'impresa, ma direttamente contribuiranno a rendere il mare ancora più infestato dalla plastica, vanificando il lavoro dei Beach Angels. Che hanno lavorato gratis e, a questo punto, direi anche inutilmente. Per una autentica fiera dell'assurdo.





jueves, 28 de noviembre de 2019

RELITTI E DERELITTI DEL JOVA BEACH PARTY





Qualcuno ricorderà il tratto di spiaggia sbancato a Vasto Marina per permettere lo spostamento del Luna Park, che a sua volta doveva permettere lo svolgimento senza ostacoli del concerto.  Fu uno dei primissimi, della lunga scia di scandali e disastri del Jova Beach Party. Per rinfrescare la memoria qui trovate il mio post all'indomani del blitz.
Un'azione tanto maldestra da parte dell'Amministrazione comunale da attirarsi una diffida addirittura da parte del WWF stesso, così come la tombatura di Fosso Marino, che fece fioccare nuove denunce, cui il Sindaco di Vasto rispose annunciando a sua volta “denunce educative” a tutti quelli che lo avessero precedentemente querelato per tematiche legate alla gestione dell'ambiente costiero! Ovvero anche al WWF, partner dell'evento che lui stesso stava disperatamente cercando di far svolgere a Vasto. Insomma, un pastrocchio che fece ridere (o piangere, a seconda dei punti di vista) tutta l'Italia.

Mi ero ripromesso di tornare sul posto dopo alcuni mesi, per verificare gli effettivi danni di uno sbancamento tanto invasivo nella ricrescita autunnale del manto vegetale. Ebbene, non ci crederete ma alcune attrezzature del Luna Park sono ancora lì! Abbandonate come relitti del JBP, nel bel mezzo della spiaggia, di uno dei principali siti riproduttivi del fratino in Abruzzo. Mi stropiccio gli occhi, ma purtroppo non si tratta di un'allucinazione. 

All'epoca segnalammo la presenza nell'area di una coppia di fratini in procinto di nidificare che, all'arrivo delle ruspe, aveva ovviamente fatto i bagagli. E adesso, quali sono le prospettive che si offrono, di qui a 3 mesi, per la prossima stagione riproduttiva: il tetto dell'autoscontro? All'epoca denunciammo l'uso improprio di denaro pubblico, ben 20.000 euro per il trasloco del Luna Park, se non ricordo male, a parte gli 80.000 chiesti dal Sindaco alla regione Abruzzo in una lettera che suscitò uno scandalo nazionale. E adesso cosa succede, i soldi non ci sono più e il fratino si attacca al tram, anzi all'autoscontro?
Questo scenario di abbandono corrisponde d'altronde a quanto avviene anche nelle altre tappe della manifestazione dove, una volta spenti i riflettori e messi i soldi in tasca, nessuno degli attori coinvolti si è preoccupato di mitigare i danni ambientali creati. 






Per quanto riguarda le conseguenze dei movimenti di terra e mezzi sulla ricrescita della vegetazione psammofila, le foto parlano da sole. Tutta l'area sbancata soffre di una alopecia evidentissima, se confrontata con l'area limitrofa, dove non sono arrivate le ruspe, ma si è effettuata solo un'aratura superfciale, quella che di consuetudine il Comune effettua entro luglio (anche se non ce ne sarebbe alcun bisogno, dato che la linea degli ombrelloni è molto lontana). Ebbene, da un lato uno splendido prato fiorito con prevalenza di cakile marittina, dall'altro solo sprazzi di vegetazione; mentre laddove la sabbia è stata sottoposta anche a calpestio, appare liscia come un biliardo. Anzi, perdonatemi, lì dei fiori ci sono: dei margheritoni e delle campanule di metallo che fanno parte di quel tipo di “biodiversità” sfoggiata anche da Jovanotti sul suo palco con le famose palme giganti. E pensate che si tratta di aree dove il fratino ha nidificato decine di volte... 
Lo stesso effetto nefasto prodotto dal calpestio, quindi dal compattamento del suolo, che ne modifica le condizioni ecologiche, si può notare nel campetto di calcio, anch'esso spostato in quella posizione a causa dei lavori preliminari del JBP. Ora se un campetto di calcio nell'arco di un'estate produce un tale effetto, provate a immaginarlo moltiplicato per tutte le aree del tour, anche in alta quota, aggiungendovi il passaggio di ruspe e mezzi...






A fronte di questo desolante scenario , fa davvero piangere (o ridere, a seconda dei punti di vista) la notizia, di alcuni giorni fa, che il Sindaco di Vasto, invece di lasciare che il tempo stendesse un velo pietoso su questa vicenda, abbia avuto il coraggio di scrivere addirittura al Presidente della Repubblica per lamentarsi di quanto avvenuto, di essere stato “messo alla gogna mediatica”. Leggere per credere, l'articolo di Zona Locale! Lui si lamenta a sproposito, quando l'unico titolato a farlo dovrebbe essere il povero uccellino, che nel Luna Park non si è divertito e non si divertirà affatto...

La lunga scia di danni del Beach Party prosegue ben oltre il termine della manifestazione, ben oltre la misura del ridicolo, e possiamo dire, senza timore di smentite, che dove passa Jovanotti non cresce più l'erba.



martes, 26 de noviembre de 2019

QUANDO LE ONDE BUSSANO ALLA PORTA




24 Novembre. Mentre nuove violente mareggiate si abbattono sulle coste italiane, noi ancora non ci riprendiamo dall'onda d'urto di quelle di una settimana fa. Tanti litorali italiani sono stati letteralmente divorati dalle onde, sono crollati stabilimenti balneari, sono franati addirittura tratti di lungomare, laddove la spiaggia era ridotta oramai a uno sfilatino, alimentato ciclicamente da flebo di sabbia da ripascimento, come a Casalbordino, dove ho scattato questa foto. Attrezzature e barche all’aria, casotti rovesciati come scatolette, danni  incalcolabili, e forse mai così estesi. Da nord a sud, e da sud a nord, tutta la citta’ effimera del divertimento balneare è stata messa sottosopra. 


In questo disastro, sono emersi dai flutti nomi noti, resi familiari dalla cronaca di questa estate. Ad esempio Lignano,  Policoro, Albenga, Castel Volturno, Campo di Mare, tutte località dove il Jova Beach ha fatto tappa. E in questo scenario di distruzione, mentre ci viene presentato il conto delle dissennate scelte urbanistiche di decenni, suona ancora più surreale il film andato in onda questa estate: l’idea che su quelle stesse spiagge, invece di pensare alle cose serie, alla protezione del territorio, si siano portate ruspe e camion per allestire dei megaconcerti, livellando l’arenile e compromettendo ulteriormente la resilienza dei sistemi costieri; l’idea che si siano potuto portare tonnellate di quella stessa sabbia che viene a mancare sotto i nostri piedi su un molo di Olbia, per qualche ora di divertimento. Gli operatori balneari, una delle categorie chiamate in causa per i guadagni milionari che il Jova Beach gli avrebbe garantito, oggi piangono danni altrettanto milionari. 


Da dove scrivo posso guardare il mare, mi trovo faccia a faccia con le sue onde. Che oggi tornano ad avvicinarsi minacciose alla linea del marciapiede. Uno spettacolo, di fronte al quale si rimane impotenti. In questo campo di battaglia che sono le coste italiane, in questa prima linea dove l'uomo combatte una insensata battaglia contro la natura, quando capiremo che ci conviene firmare un trattato di pace, prima che sia troppo tardi?


Una volta, tra me e il mare si sarebbe frapposto un cordone di dune, con tutta la vegetazione annessa, che formavano una naturale barriera di protezione per tutto l'entroterra, dalle incursioni del mare, dai venti salsi, dalle tempeste di sabbia. Un intero sistema che impediva la dispersione silicea, con le dune a funzionare da grandi regolatori, o banche di sabbia. Una volta, quando noi eravamo ancora parte della natura, all'interno della sua cintura di protezione. 


Sarebbe bene ricordarlo, mentre si tenta di arginare la forza delle acque con sacchi di sabbia un poco ovunque, che noi avevamo una barriera naturale di sacchi di sabbia, lungo tutta la nostra costa. Quando la spiaggia di Casalbordino, oggi la più erosa d’Abruzzo, aveva la profondità di un centinaio di metri, e dune imponenti.


Poi sono arrivati gli stabilimenti balneari, prima discreti, in legno, poi sempre più invasivi, numerosi, con il linguaggio del cemento, sono arrivate le speculazioni, i lungomare, che hanno fatto tabula rasa di tutto quell'ecosistema, le costruzioni fin sulla spiaggia. Infine sono arrivati porticcioli turistici a profusione, ad aggravare definitivamente il problema dell’erosione. Ogni centimetro quadrato del nostro territorio è diventato oggetto di lucro .E oggi gli operatori balneari piangono per il crollo di quegli stessi lungomare, di una città balneare che di fronte alla forza degli elementi si rivela effimera quanto quella del Jova Beach. Il futuro turistico è a rischio, e per questo si chiedono misure di protezione drastiche e immediate, altre barriere frangiflutti, altri esborsi di denaro pubblico, la predisposizione di un gigantesco MOSE lungo tutta la costa, i cui effetti positivi, qualora ci saranno, si disperderanno in una serie di effetti collaterali negativi. 


Continuiamo a pensare che la spiaggia sia un dato di fatto, inalterabile, un bene economico da sfruttare, e non il risultato di un processo naturale, che laddove viene alterato porta all'erosione inesorabile. Pian piano, nelle prossime settimane, il mare comincerà a restiuire sabbia e respiro, attraverso il lavorio di onde e correnti, pian piano la natura stessa comincerà a ricostruire quanto e’ stato distrutto, e basterebbe che la mettessimo in condizione di farlo fino in fondo

Eppure, nessuno, tra gli operatori che sarebbero economicamente  interessati a che ciò avvenga, sembra avere il coraggio o la lungimiranza di stimolare una riflessione in questo senso. Nessuno che dica che, invece di aggiungere altre opere dell’uomo, come barriere frangiflutti e pennelli, bisogna cominciare a levarle per dare respiro ai sistemi naturali, nessuno che dica che abbiamo bisogno di una gigantesca opera di restauro ambientale, lunga una penisola. Nessuno che abbia la lucidità di risalire alle cause a monte, di tutta questa situazione. Ma davvero a monte.


Perchè la spiaggia comincia in montagna, ovvero la spiaggia comincia dove comincia il corso dei fiumi, che trasportano i suoi granelli con il contributo di tutti i sistemi naturali attraversati. Granelli che, una volta giunti al mare, vengono trasportati dalle correnti costiere, e distribuiti lungo i litorali, che ne beneficiano, anche per la stagione turistica. La cementificazione del territorio ha fatto sì che non solo sempre meno sabbia giungesse negli alvei fluviali, ma che vi venisse per giunta prelevata, perchè per fare il cemento serve sabbia da costruzione. La cementificazione degli stessi alvei ha aggravato ulteriormente la situazione, come anche la creazione di dighe, che trattengono il libero corso dell’acqua per creare dei bacini ad uso delle attività umane, che sia produzione di elettricità o irrigazione. Per questo i fiumi non ce la fanno più a portare tanta sabbia, e le correnti marine, laddove la depositavano oggi contribuiscono a eroderla. 


Le spiagge sono dunque a valle di tutto, tutto un sistema sbagliato, e ne pagano i danni. Ma da decenni tutti gli operatori del turismo balneare, invece di allearsi con la natura contro un sistema che pregiudica  i loro interessi, invece di protestare contro la cementificazione dei fiumi, ad esempio, hanno completato allegramente l’opera di distruzione, asportando dalla spiaggia ogni presidio vegetale contro l’erosione, limando ogni duna embrionale, soffocando qualunque ritorno di naturalità, ripulendo con zelo l’arenile dai detriti che, come la Posidonia, costituiscono un fattore di ripascimento, chiedendo ulteriori cementificazioni. E cosa ci rimane da fare se non auspicare che con i fiumi, insieme alla sabbia e al limo, riesca finalmente ad arrivare sulle spiagge anche un poco di materia grigia? 


Basterebbe aprire gli occhi su quanto scrive il Comitato Dune Bene Comune nel suo comunicato. “Le foto raccolte ieri alla stazione di Tollo a Ortona (ma lo stesso è avvenuto, ad esempio, a Vasto marina) sono impietose: dove sono sopravvissute le dune e la vegetazione a fare da cuscinetto rispetto al moto ondoso non ci sono grandi danni. Invece dove si è costruito sulla spiaggia eliminando ogni forma di naturalità si registrano criticità estreme”.
 

O quanto dice Fabio Vallarola, direttore dell'Area Marina Protetta Torre del Cerrano, a Cityrumors  “La mareggiata ha fatto cadere strutture, stabilimenti e ciclabili persino dove ci sono le scogliere, a Montesilvano, Civitanova e Porto San Giorgio danni enormi anche dietro le scogliere orizzontali in mare. Mentre l’unico luogo dove non è successo nulla è proprio qui, lungo le spiagge protette dell’Area Marina dove c’è il rispetto dei fondali, che con le proprie secche dissipano l’energia delle onde prima che arrivino sulla spiaggia, e dove si opera con la tutela delle dune. Esse mantengono la sabbia sia durante l’azione erosiva quotidiana del vento che in occasione delle mareggiate. Nessun problema agli stabilimenti presenti nell’AMP laddove si applicano, insieme ai Comuni di Pineto e Silvi, sistemi di pulizia delle spiagge compatibili con la tutela della naturalità dei luoghi”.


Concludo con una citazione dal blog del WWF, sezione di Teramo, che messe da parte le “emozioni del momento”, determinate da un’estate vissuta in maniera troppo rock, torna ai suoi temi consueti:


"Una politica oculata da questo dovrebbe ripartire. Dovrebbe essere capace di mettere da parte le emozioni del momento e avviare in tempi rapidi un piano di tutela della costa, di adattamento ai cambiamenti climatici, di pianificazione territoriale e di rinaturalizzazione che si discosti totalmente dagli errori del passato e che possa aiutare a gestire un territorio ormai fragilissimo".climatici, di pianificazione territoriale e di rinaturalizzazione che si discosti totalmente dagli errori del passato e che possa aiutare a gestire un territorio ormai fragilissimo".


E se lo dice il WWF...


jueves, 10 de octubre de 2019

MIRA MIRA l'OLANDESINA



Quando, il 21 settembre, data finale del tour, il comunicato stampa del WWF, titolava "Al Jova Beach Party piantati 500mila semi di sostenibilità" qualcuno, in un lampo di ingenuità, può aver sperato che l'associazione ambientalista, preso finalmente atto dei danni ambientali di questa sciagurata operazione mediatica, avesse fatto partire un'operazione di ripiantumazione delle centinaia di migliaia di esemplari di Achillea marittima, o Salsola Kali, o Cakile marittina, o Gramigna delle spiagge, o Giglio di Mare, spazzati via dalle ruspe a Roccella Jonica, o a Castel Volturno, o a Lido degli Estensi, o a Vasto, o a Cerveteri

Macché, stava semplicemente e nuovamente magnificando la sua collaborazione con Jovanotti equiparando l'acquisto di un suo biglietto al botteghino con la messa a dimora di un fantomatico seme di sostenibilità, in una operazione millantata come "la più grande campagna popolare sul tema delle plastiche che sia mai stata fatta" . E va bene, un'operazione di puro marketing ambientale non poteva che terminare con questi toni. Ma tralasciando queste miserie statistiche che glorificano una ottusa quantità a discapito di una infima qualità del messaggio, devo dire che leggendo quel comunicato stampa sono rimasto ancora basito dall'ennesima uscita da manuale degli orrori di Donatella Bianchi, la quale, nonostante tutto, alla fine della fiera non ha proprio potuto fare a meno di dirlo, anzi scriverlo, anche lei! Leggere per credere: Non solo siamo soddisfatti di aver visto che le spiagge venivano LASCIATE PULITE, MEGLIO DI COME LE SI TROVAVA, ma siamo certi di aver contribuito, grazie a Jovanotti, a piantare 500 mila semi di sostenibilità.

Qualche giorno fa in un post di Federico Montanari, che ringrazio per questo fondamentale apporto conoscitivo al dibattito, ho visto per la prima volta la copertina, qui sopra riportata, di Mira Mira l'Olandesina, un disco di Donatella Bianchi! Per chi non lo sapesse, lei ha difatti esordito come cantante nel lontano 1979. Si tratta della versione originale dello spot pubblicitario del detersivo Ava/Miralanza. Roba di spessore, insomma.

Tutto mi è diventato improvvisamente chiaro. E mi rammarico che questo disco sia saltato fuori solo alla fine del JBP: se avessimo saputo prima, avremmo evitato di arrabbiarci tanto con questa povera donna; l'avremmo capita, almeno umanamente. In fondo lei sta solo continuando a promuovere inconsciamente il suo disco, portandone avanti il profondo messaggio culturale: la pulizia. E quando ha incredibilmente preso le difese di Jovanotti, che equiparava il mondo dell'ambientalismo italiano alla fogna di Nuova Delhi, scrivendo "Comprendiamo Jovanotti" non faceva altro che difendere, a discapito di tutti gli ambientalisti italiani, uno della sua categoria, un suo collega cantante, un collega che lei deve ammirare molto, moltissimo, perchè, a differenza di lei, ce l'ha fatta, lui è diventato famoso, ha venduto milioni di dischi. Lei invece, nelle tristi vicissitudini della vita, per sopravvivere si è dovuta accontentare di una professione di ripiego: presidente del WWF Italia.

Mi raccomando, fatela contenta, lasciate le spiagge più pulite di prima con Ava detersivi, anzi con Jova detersivi. Ascoltate qui la sua canzone , e se volete che torni a fare la cantante firmate questa petizione 



viernes, 4 de octubre de 2019

UNA SIGLETTA DI 250 ORNITOLOGI




Sabato scorso, 28 settembre, al XX CIO Convegno Italiano di Ornitologia è stata approvata all’unanimità una "Risoluzione sull'impatto dei grandi eventi sul fratino", da parte dei circa 250 ornitologi presenti e dal Comitato Scientifico del Convegno, nella quale chiedono a gran voce "che non vengano svolti eventi che prevedono consistenti afflussi di pubblico, negli ambienti costieri naturali o con residua naturalità frequentati o potenzialmente utilizzabili dal Fratino e da altre specie di interesse conservazionistico".

Strano a dirsi, per Jovanotti e i suoi accoliti, il convegno si e’ svolto a Napoli e non a Nuova Delhi!

Questa mozione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, ridicolizza oltre ogni misura il patetico mantra difensivo che questi individui hanno recitato per tutta l'estate, di aver fatto tutto il possibile per tutelare l'ambiente, di essersi consultati quotidianamente con il WWF, e di essere ingiustamente attaccati da insignificanti "sigle e siglette" locali in spasmodica ricerca di visibilità. Ebbene, qui ci sono tutti gli ornitologi italiani riuniti, a firmare un documento nel quale spicca non solo il logo di ARDEA o del CISO, ma anche del Ministero per l'Ambiente e del Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca. Non a caso nella risoluzione si fa riferimento anche ai pareri espressi dall'ISPRA, tra cui quello per Roccella Jonica. 

Quindi, il mondo scientifico nella sua massima espressione, che conta ben più di un parere del WWF, ci ha chiaramente dato un segnale inequivocabile di contrarietà a manifestazioni come il Jova Beach Party. E se pensate che sia facile produrre con consenso unanime un documento di questo tipo nei soli tre giorni di permanenza al convegno, sappiate che non è così. Ma la gravità degli eventi ha impresso doverosa celerità a tale determinazione.

Adesso Jovanotti, qualora continuasse a voler far finta di nulla per il suo porco comodo, si porrebbe allo stesso livello cui Greta pone i politici, che non hanno mai ascoltato gli allarmi inequivocabili degli scienziati sul cambio climatico. Greta, proprio lei, quella ragazza così determinata di cui Jovanotti nemmeno ricordava il nome nel famoso video The day after Policoro, che invito tutti a rivedere. Che lo sappia, si prenda le sue responsabilità, e almeno non ci racconti balle. Lui e il WWF che non ha nemmeno commentato questa risoluzione, dando ulteriore prova di vigliaccheria e disonestà intellettuale.

Qui sotto il testo integrale della mozione, a questo link invece trovate una bella intervista su Radio Popolare al presidente di Ardea, Rosario Balestrieri, che parla dei risultati raggiunti dal XX CIO e in particolare della risoluzione di cui sotto.


I partecipanti al XX Convegno Italiano di Ornitologia tenutosi a Napoli il 26-29 settembre 2019,
premesso

Che da anni gli ornitologi italiani studiano e indagano sullo stato di conservazione delle popolazioni di Fratino a livello internazionale, nazionale e locale;
Che tali studi e ricerche hanno evidenziato che il Fratino dipende soprattutto dalla salvaguardia di spiagge e ambienti costieri, gli habitat più minacciati e vulnerabili dell’intero ecosistema mediterraneo;
Che nell’estate 2019 si sono svolti su tali habitat eventi che hanno coinvolto ognuno decine di migliaia di persone in periodo riproduttivo della specie e che hanno determinato trasformazioni ambientali con potenziali conseguenze negative nel futuro;
Che esiste una importante bibliografia in merito all’impatto di grandi numeri di persone sugli habitat naturali;
Che anche gli ambienti con residua naturalità, compresi quelli con vegetazione psammofila annua o di vegetazione ripariale, in tale contesto pesantemente trasformato, costituiscono zone di rifugio per la fauna e situazioni da tutelare per permettere una progressiva rinaturalizzazione;
considerato
Che il Fratino è classificato nella Lista Rossa Italiana come EN endangered ed è tutelato dalla Direttiva comunitaria 2009/147 (ex 79/409) sulla “Conservazione degli uccelli selvatici” (recepita dalla Legge Nazionale 157/92) dove è riportato dal 2005 nell’Allegato I come “specie di interesse comunitario”1;
Che, secondo i censimenti coordinati dal Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, la popolazione nidificante in Italia si è dimezzata negli ultimi venti anni ed è tuttora esposta a gravi fattori di minaccia che ne possono determinare una ulteriore forte e rapida diminuzione;
Che le stesse considerazioni sono state espresse da ISPRA, in precisi pareri sulla realizzazione di eventi che prevedono grande afflusso di pubblico negli habitat frequentati dal Fratino;
esprimono
forte preoccupazione per la conservazione di una delle specie più a rischio dell’avifauna nazionale, a fronte del disturbo dovuto alla realizzazione di grandi eventi negli habitat di nidificazione, alimentazione e sosta del Fratino;
chiedono
che non vengano svolti eventi che prevedono consistenti afflussi di pubblico, negli ambienti costieri naturali o con residua naturalità frequentati o potenzialmente utilizzabili dal Fratino e da altre specie di interesse conservazionistico.
La presente risoluzione è stata discussa ed approvata all’unanimità dai partecipanti al Convegno e dal suo Comitato Scientifico.
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1 La Direttiva ”Uccelli” prevede all’Articolo 5 i seguenti divieti:
“b ) di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi ; di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione degli obiettivi della presente direttiva.